Quella del calciatore-apprendista sarà pure una figura atipica. Ma per i club della vecchia serie C – oggi Lega Pro – già falcidiati dalla crisi che ne ha fatti saltare solo nell’ultimo anno 13 su 9o, il ricorso all’apprendistato è cruciale per salvare i bilanci e dare un futuro a un movimento che dà lavoro a circa 2mila atleti professionisti e conta oltre 6.50o “giovani di serie”. Proprio per agevolarne l'”assunzione”, la Lega Pro ha proposto martedì scorso, in un convegno a Roma dedicato alle «nuove strategie di gestione delle società di calcio», di applicare anche in ambito sportivo il contratto di apprendistato. Quel contratto che per il Governo Monti dovrà diventare la forma privilegiata di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani. Certo, si tratterà di adottare e adattare un modello che per tradizione e natura è più congeniale alle fabbriche che ai rettangoli verdi. Ma gli spazi di manovra, secondo il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, e il direttore generale Francesco Ghirelli, ci sarebbero. «Lo so bene- spiega al riguardo il vicepresidente della Lega Pro, Archimede Pitrolo, imprenditore e proprietario di un’industria meccanica- che all’interno di un’azienda, l’apprendista segue un percorso di formazione e può contare sull’esperienza di altri operai specializzati. Mentre l’ala sinistra non è che impara a fare l’ala dal centravanti. Ma noi chiediamo di poter usufruire di una formula contrattuale ad hoc per i giovani calciatori oggi non prevista né dalla legge, né dal contratto collettivo».
Il Sole 24 Ore – Marco Bellinazzo