
CINQUE MESI FA – Poco meno ce n’erano a settembre, quando la squadra di Garcia pareggiò 11 col Barcellona, di fatto l’ultima gara con la Sud al completo. Da quel giorno la situazione non è migliorata, e l’andamento non all’altezza della Roma ha contribuito ad allontanare anche gli spettatori degli altri settori, già provati da difficoltà logistiche e dal prezzo dei biglietti. Quando Spalletti è tornato sulla panchina giallorossa, col Verona, c’erano sugli spalti meno di 25mila persone. Gliel’avevano raccontato, lo stadio triste e senza passione, ma è rimasto lo stesso spiazzato.
LUCIO E I CALCIATORI – Per questo ribadisce sempre l’importanza della curva: è un argomento che gli sta a cuore — i figli spesso hanno visto lì le partite — e non è retorica quando ammette che: «La Roma inizia al centro del campo e finisce nella sua curva». A Modena mentre i calciatori stavano rientrando negli spogliatoi, li ha richiamati per andare a ringraziare i tifosi. «Quando ci sono si sentono, abbiamo bisogno di loro», è il mantra che ripete l’allenatore, e anche i calciatori ne parlano spesso: c’è chi lo fa pubblicamente (Pjanic, De Rossi, Florenzi e Nainggolan, tanto per citarne alcuni) e chi invece preferisce il confronto negli spogliatoi, ma per tutti non è facile giocare in uno stadio dove i tifosi sono pochi e silenziosi. Soprattutto gente come Dzeko, Rüdiger e Szczesny, abituati agli impianti tedeschi e inglesi, ripete in privato: «Il calcio senza tifosi non esiste». Mercoledì però la Roma non giocherà in un acquario: oltre ai romanisti ci saranno anche un migliaio di tifosi spagnoli nel settore ospiti.