Pagine Romaniste (G. Rufino) – Terzo posto, ritorno in Champions League e un’identità finalmente riconoscibile. Nel primo anno di Gasperini non sono arrivati trofei, ma la Roma ha ritrovato qualcosa che negli ultimi anni sembrava smarrito.
Una squadra che ha imparato a riconoscersi
La vera vittoria della Roma non è stata il terzo posto. È stata la costruzione di un’identità. In un’estate in cui si parlava soprattutto di un anno di transizione, Gasperini è riuscito a trasmettere alla squadra i principi che hanno caratterizzato la sua carriera: intensità, pressione alta e ricerca costante della verticalità. I numeri raccontano una stagione solida: 73 punti, 23 vittorie, 59 gol fatti e appena 31 subiti. Ma oltre alle statistiche, è cresciuta la sensazione che la Roma sapesse finalmente cosa voleva essere. Wesley ha avuto un impatto devastante sulle corsie esterne, mentre Niccolò Pisilli è diventato il simbolo della crescita interna del progetto, passando da comprimario a protagonista nel giro di pochi mesi.Dalle difficoltà alla rincorsa Champions
Il percorso non è stato privo di ostacoli. Le eliminazioni agli ottavi di Europa League contro il Bologna e in Coppa Italia contro il Torino hanno rappresentato i principali rimpianti di una stagione che avrebbe potuto regalare qualcosa in più nelle coppe. Anche fuori dal campo non sono mancati momenti di tensione, tra il difficile rapporto con Claudio Ranieri e i cambiamenti nell’area dirigenziale. Il punto più basso è arrivato però sul terreno di gioco, con il pesante 5-2 subito contro l’Inter. Una sconfitta che sembrava aver spento definitivamente le ambizioni giallorosse. Invece è stato proprio da lì che è iniziata la svolta. Sei vittorie e un pareggio nelle ultime sette giornate hanno rilanciato la corsa Champions, approfittando anche dei passi falsi di Milan e Juventus. La vittoria per 3-2 in rimonta contro il Parma è stata la fotografia perfetta di questa squadra: imperfetta, ma capace di reagire e non arrendersi mai.Malen e le basi del futuro
Il volto della rinascita romanista è stato Donyell Malen. Arrivato a gennaio, l’olandese ha segnato 14 gol in pochi mesi, trascinando la squadra verso la qualificazione in Champions League e diventando l’MVP della stagione giallorossa. Accanto a lui, Paulo Dybala ha continuato a fare la differenza con la sua qualità, chiudendo come miglior assistman nonostante i tanti problemi fisici. Meno brillante invece la stagione di Evan Ferguson, arrivato con grandi aspettative, che non è riuscito a incidere. Ora arriva la parte più difficile. La Champions rappresenta un punto di partenza, non un traguardo. Gasperini vuole una rosa più profonda, soprattutto sugli esterni e nella trequarti offensiva, per aumentare qualità e alternative. La sensazione è che la Roma abbia finalmente trovato le fondamenta su cui costruire. La stagione verrà ricordata perché ha segnato l’inizio di un nuovo percorso. E dopo anni di incertezze, per la Roma non è un dettaglio da poco.