La vicenda dell’ingresso nella Roma dello sceicco Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi somiglia sempre di più ad una telenovela. E, come tale, ieri si è arricchita di un nuovo capitolo. Erano ancora fresche le dichiarazioni di Gigi Moncalvo, che come portavoce di al Qaddumi aveva parlato di «passo indietro» da parte della Roma e di «comunicazione assente» tra la proprietà americana e UniCredit, quando è arrivata la retromarcia. «Smentisco qualsiasi comunicazione fatta a mio nome sul presidente Pallotta, su UniCredit, sulla società e sulla squadra — sono le parole dette all’Ansa e non all’Adn Kronos del consigliere d’amministrazione giallorosso Pippo Marra, che prima di ieri era stata l’agenzia di riferimento dello sceicco —. La persona che ha parlato non è il mio portavoce e non condivido nulla di quanto è stato detto».
E se la trattativa dovesse fallire, l’attuale proprietà può continuare a garantire investimenti? Ieri la società ha risposto alla domanda posta da Rete Sport, rassicurando i tifosi giallorossi. «La continuità aziendale—è stato il messaggio in un primo momento attribuito al direttore generale Franco Baldini — è garantita anche senza l’ingresso di altri investitori». La domanda più spinosa, però, rischia di essere quella contraria: se la trattativa dovesse concretizzarsi, come faranno a convivere tre anime —americani, banca e sceicco — così differenti? Soprattutto di questo si parlerà nel Cda in programma oggi pomeriggio a Trigoria.
In teoria i punti all’ordine del giorno sarebbero la cooptazione di Italo Zanzi al posto di Mark Pannes nel consiglio di amministrazione, l’approvazione della semestrale e la discussione della situazione finanziaria della società. C’è però la voce «eventuali e varie», che di solito si usa per le questioni meno importanti. Stavolta, vista la presenza di Paolo Fiorentino (dal vivo o in conference call) che vorrà essere aggiornato sulla «questione araba», non sarà così.
Corriere della Sera – G. Piacentini