Cantava Antonello Venditti ne «La Coscienza di Zeman», scritta negli anni in cui Roma si interrogava sul 4-3-3 alla ceca: «All’attacco vai, perché non cambi mai, il sogno è ancora intatto e tu lo sai, il sogno non si avvera quasi mai» . Zeman, anche ieri durante il saluto a Pescara, confermava che certi concetti sono immutabili, senza possibilità di recesso, a costo di perdere sempre: «Non credo di essere cambiato come allenatore rispetto a tredici anni fa. Magari sono invecchiato, ho perso qualche capello, ma sono sempre io. Ho sempre la stessa voglia di stare sul campo. Adesso gli può anche capitare di chiudere una partita col 4-4-2 E la difesa non gioca più sempre altissima a lavorare» . In realtà Pescara ha scoperto un uomo leggermente diverso, ovviamente nelle sfumature e non nell’ideologia, capace di capire certi errori del passato e utilizzarli come punto di forza per il futuro.
LA SOSTITUZIONE – Addirittura, in tre partite diverse, Zeman ha rinnegato il 4-3-3, «il modulo migliore per occupare gli spazi del campo» . E’ successo negli spezzoni del secondo tempo contro Juve Stabia, Torino e Sampdoria, nei quali ha sostituito un attaccante con un centrocampista, per passare a un 4-4-2 che consentisse alla squadra di soffrire meno sulle fasce. Mai visto con Zeman, negli Anni 90.
LA DIETA – L’altra novità è l’elasticità nel rapporto con la squadra. C’è un maestro, non un sergente, che ha saputo aggiornarsi nel corso degli anni molto più di quanto si possa credere, che è stato in grado di ascoltare i consigli, che ha reso la preparazione atletica più omogenea. Un esempio: per molti anni Zeman ha utilizzato i primi tre giorni di ritiro estivo per eliminare dai corpi dei giocatori le scorie della vacanze. Si potavano mangiare solo acqua, patate e verdure lesse. A Pescara invece Zeman ha introdotto delle regole, a tavola e non solo, ma senza esagerare con le imposizioni. E anche gli allenamenti, per quanto duri, sono più “umani”. Nella Roma questa evoluzione gli verrà molto utile.
Corriere dello Sport