L’ultima volta che aveva affrontato il Varese era finito fra i gavettoni dei suoi giocatori. Stavolta Alberto De Rossi finisce stanco quasi quanto gli undici in campo perché «questa era la partita più difficile da affrontare, passata questa si può dire che comincino le finali». Non inganni il risultato larghissimo, e nemmeno i due gol per tempo rifilati a un Varese che al di là di un quarto d’ora nel secondo tempo, si è dimostrato anni luce lontano dalla squadra che un anno fa era arrivata a un passo dal titolo. «È stata una partita sofferta, un po’ per il caldo e un po’ perché avevo qualche elemento tornato dalla nazionale con qualche sovraccarico, per cui specie nel secondo tempo abbiamo fatto fatica e ci siamo ritrovati a subire il ritorno degli avversari. Ho dovuto pure sostituire Ciciretti per un colpo alla testa e quello non era un cambio previsto, anzi. Amato era stato devastante finché è rimasto in campo, poi l’ho dovuto togliere e alla fine non ho potuto far uscire tutti i giocatori con i crampi. D’altra parte, non potevamo pensare che filasse tutto liscio come nel primo tempo».
Alla stanchezza e alla fatica ha sopperito l’esperienza: dopo due anni di finali, la Roma riesce a mettere il carattere anche là dove non sempre arrivano le gambe: «Vero. Questi due anni ci hanno dato tantissimo da questo punto di vista e credo che in partite come questa possa fare la differenza. Probabilmente se fossimo stati un po’ più freschi, avremmo sofferto molto meno, ma d’altra parte la nazionale è un impegno importante e che ci onora come settore giovanile. Normale che però, anche a questa età, i tanti impegni si sentano». Fra i protagonisti di giornata Mirko Pigliacelli, autore di almeno tre interventi decisivi: «Diciamo che ho parato quello che dovevo parare – ha detto il portiere a Sportitalia -. Adesso prepariamoci per la semifinale».
Il Romanista – V. Meta