
Il Messaggero (B.Saccà) – Un acquazzone di flash si abbatte, violento, sulla sala-stampa dello stadio Olimpico. E le telecamere si accendono, e i cronisti volano in piedi, ed è il mito di Cristiano Ronaldo ad apparire all’ingresso. Vestito di blu, il portoghese del Real Madrid sembra elettrico, perfino nervoso. Poi ingaggia la sua consueta battaglia personale con i giornalisti e con il fantasma di Leo Messi. Della Roma, poco gli interessa, si vede. «Sì, è una buona squadra, noi faremo la nostra la partita, il nostro calcio e naturalmente giocheremo per vincere», concede. Già, per i media spagnoli ogni sguardo di Cristiano è una benedizione; mezza sillaba, un dono; due sorrisi, addirittura un evento storico. Potrebbe affrontare qualsiasi squadra, stasera, Ronaldo: a lui cambierebbe poco, perché sempre a pallone contro undici avversari dovrà giocare. La vera (e unica) ragione per cui Cristiano si presenta davanti ai taccuini si comprende però a metà della conferenza. Provocato ad arte da un cronista spagnolo, ha l’opportunità di commentare l’ormai famigerato rigore «di seconda» battuto da Messi l’altra sera. «Io so perché Leo lo ha fatto. E non dico di più. Pensate quello che volete», scandisce il portoghese. Silenzio. Ecco, quel che per forza voleva dire l’ha detto. Come tanti, Ronaldo crede che Leo abbia regalato il penalty a Suarez per aiutarlo a distanziare Cristiano nella classifica dei marcatori della Liga. È chiaro dunque che stasera il portoghese cercherà di rispondere a Messi anche sul campo. È il capocannoniere della Champions League, del resto: ha già firmato 11 gol in Europa e 32 reti in 30 partite nell’arco della stagione. Impressionante. Così oggi trascinerà il 4-3-3 dei blancos insieme a James Rodriguez, il sostituto dell’infortunato Bale, e a Benzema, autore già di 23 reti in 23 gare.