La Gazzetta dello Sport (C.Zucchelli) – I giocatori impiegati sono praticamente gli stessi di Juve, Lazio e Napoli (l’Inter ne ha qualcuno in meno) ma, come i bianconeri, c’è una caratteristica che, rispetto alle altre prime della classe, fa ormai parte del dna della Roma di Di Francesco: il turnover. Con 22 calciatori mandati in campo (21 tra quelli in rosa attualmente più Tumminello) la Roma è in linea con le sue avversarie peri primi quattro posti ma, al contrario di Napoli, Inter e Lazio, non ha quella che viene definita la classica «formazione tipo».
CHI RUOTA -«Il turnover – ha detto Di Francesco qualche settimana fa a Trigoria - funziona solo quando vinci» e quindi finora alla Roma è andata quasi sempre bene. Due k.o. in campionato e due pareggi in Europa, per il resto sono arrivate solo vittorie e una difesa che, almeno in Serie A, è la migliore. Merito di un portiere che è sempre più sicuro di sé, di un reparto che cambia uomini ma non movimenti (tranne Emerson hanno giocato tutti) e di una squadra che riesce ad essere spesso corta e unita come pretende l’allenatore. Il leader del reparto è Kolarov, gli altri ruotano: Fazio ne ha giocate 10 su 12, Peres 9 come Juan Jesus, Manolas 8, Moreno 4 e la storia di Karsdorp è nota.
TESTA E FISICO – Le scelte di Di Francesco vengono fatte in base a tre parametri: stato fisico, mentale e avversari. Ecco perché quelle di domani terranno conto dell’impegno con il Chelsea di martedì in Champions, ma guai a dirlo all’allenatore. Sicuramente si rivedranno De Rossi, Pellegrini e Strootman, potrebbe avere un turno di riposo Nainggolan, esausto, mentre in attacco avrà un’altra occasione El Shaarawy. In attesa di Schick, visto l’infortunio di Karsdorp, Florenzi si alternerà con Bruno Peres sulla fascia destra. A gennaio poi saranno fatte altre valutazioni, nel frattempo Di Francesco cercherà di andare avanti più possibile col suo motto: «Squadra che vince si cambia».