Le perdite. La gestione economica, inoltre, si è avviata in una spirale negativa quasi irrecuperabile. Il fatturato operativo del club nel 2014 è stato di 55,6 milioni: i diritti tv hanno fruttato 37,2 milioni, il botteghino del Tardini 4 milioni e l’area commerciale circa 7 milioni (1,7 milioni sono arrivati dallo sponsor ufficiale Vorwerk attraverso il marchio Folletto e 1 milione da quello tecnico Erreà). A fronte di queste entrate i costi del club sono stati pari a 111 milioni, con gli stipendi cresciuti da 43,5 a 52 milioni e ammortamenti per 22 milioni.
Le plusvalenze. A tenere in piedi la baracca, si fa per dire, sono state le plusvalenze registrate in bilancio per 47,5 milioni e legate a una trentina di cessioni più o meno illustri. Il passaggio di Belfodil all’Inter, ad esempio, ha procurato 9,1 milioni, quella di Nicola Sansone al Sassuolo 4,9 milioni, quella di Aleandro Rosi al Genoa 3,3 milioni, quella di Parolo alla Lazio 3,2 milioni, quella di Okaka alla Sampdoria 1,8 milioni e quella di Chibsah al Sassuolo di 3,7 milioni. Ci sono poi altre operazioni con calciatori meno noti, ma che hanno generato surplus rilevanti: Federico Davighi al Novara 1,2 milioni, Alessandro De Vitis alla Sampdoria 2,3 milioni, Sall Dembel al Bari 1 milione, Carlo Crialise al Cesena 0,9 milioni, Emmanuel Cascione al Cesena 2,5 milioni, Doumbia Abdou al Lecce 0,9 milioni, Gian Marco Ferrari al Gubbio 0,6 milioni.L’affare più redditizio è quello per Lorenzo Crisetig che ha trascinato un beneficio contabile di 8,1 milioni attraverso la risoluzione della comproprietà del giovane centrocampista a favore dei nerazzurri nell’ambito dell’operazione in cui invece i ducali hanno riacquistato l’intera proprietà di Ishak Belfodil.
Il Sole 24 0re – M. Bellinazzo
