
Il Messaggero (U.Trani) – «Non mi sento precario». Garcia, in fondo al tunnel della conferenza stampa della vigilia, si libera in pubblico del peso più grande. Che si è portato dietro per tutte le feste e che proprio nel giorno dell’Epifania vorrebbe allontanare da sè. Il francese, a prescindere da quanto non si senta ufficialmente dire in giro dal management italiano del club giallorosso, cioè Baldissoni e Sabatini, è sempre in bilico. L’input è della proprietà, cioè Pallotta e il braccio destro Zecca, scontenta delle prestazioni e dei risultati. L’addio alla Coppa Italia è stato decisivo per il futuro dell’allenatore. Da oggi pomeriggio a Verona, gara contro il Chievo, non ha più la possibilità di sbagliare. Il presidente lo avrebbe cambiato anche dopo il successo con il Genoa, il primo dopo un digiuno di 1 mese e mezzo: non fa niente che la Roma sia a soli 4 punti dall’Inter capolista. I dirigenti italiani, però, lo hanno convinto a rinviare il taglio e in cambio gli hanno promesso di ingaggiare Conte dopo l’Europeo. Lo scenario è chiaro. Ma può essere modificato dagli eventi. Il tecnico attuale parte come traghettatore di se stesso fino al traguardo. In caso di nuove sbandate o flessioni, già vissute durante il girone di ritorno nei primi suoi due anni, non si aspetterà la conclusione del campionato: esonero immediato. Dagli Usa, prima del Natale, il messaggio inviato nella capitale è stato inequivocabile.
POCA SCELTA – La Roma è a Verona con 22 giocatori(compresi i 3 portieri e 5 Primavera). Meno del numero consentito per allestire la panchina. Restano a casa Pjanic, Nainggolan, Dzeko, Keita,Uçan, Totti e Strootman. Mancano ricambi per il centrocampo e De Rossi resta in dubbio. Garcia non si può però permettere nemmeno l’alibi della rosa sgangherata: «Il gruppo è motivato e ha lavorato in maniera dura: sta vivendo con entusiasmo e gioia e questo per me è molto importante. La trasferta è comunque delicata: il Chievo lotta sempre, come dimostrano i tanti falli che commette».