“Le decisioni sono soltanto l´inizio di qualcosa”. Forse così l´ex allenatore della Roma Luis Enrique, citando Coelho, avrebbe rassicurato Franco Baldini sulla scelta più delicata. Quella del tecnico a cui affidare l´eredità dell´asturiano e la Roma americana versione 2.0. Una scelta che la Roma effettuerà in maniera definitiva nel corso della settimana che inizia oggi: perché di tempo da perdere non ce n´è davvero più. Una scelta che, a questo punto, passerà inevitabilmente dall´appuntamento fissato per oggi tra i dirigenti del club giallorosso e Zdenek Zeman: non necessariamente quello risolutivo.
Già, perché con Zeman di soldi la Roma non ha mai parlato. Magari lo farà oggi (proposta da un milione di euro per un anno più uno) in un incontro avvolto o quasi dal mistero: c´è persino chi dice possa avvenire a Pescara, dove stasera il tecnico è atteso da una cena di fine stagione, dopo i festeggiamenti di ieri per le strade della città con un pullman scoperto davanti a 20 mila persone. Martedì invece dovrebbe comunicare la propria decisione finale al club abruzzese: che lasci, a questo punto, appare quasi scontato. Ma prima di poter dire se sarà davvero lui il tecnico della Roma 2012-2013 è necessario attendere il confronto con i giallorossi: un confronto che nel recentissimo passato ha già bruciato Montella, con cui non è scatta una buona impressione reciproca, anzi. E che non è servito a sciogliere un incondizionato “sì” a Bielsa, tutt’altro. Neanche con la primissima scelta Villas Boas è scoccata la scintilla, frenato in un recente appuntamento a Milano più che dalla difficoltà di essere soddisfatto nelle sue esose richieste di mercato, dai dubbi sulla tenuta dello spogliatoio. A questo punto, dopo una serie di discorsi avviati e tramontati, quella di inseguire Zemanlandia sembra una scelta quasi obbligata dai fatti. E che certo farebbe felice la piazza, pronta a entusiasmarsi per lui. “Ma faremo la scelta più giusta, piuttosto che la più rapida o la più popolare”, sibila da Trigoria. Dove giurano: “Non lo sceglieremmo per convenienza ma per la sua bravura”. Non un oppio per il popolo deluso, quindi, ma una scelta coraggiosa. Con dei “contro” che vanno dall´ingombrante peso “politico” di presentare due figure come Baldini e Zeman, all’eclissi totale che la sua ombra porterebbe nei confronti del club. A Pescara il motto è ancora “Boemo resta con noi”. La sensazione però è che sia già troppo tardi.
La Repubblica – Matteo Pinci