«Stava sulla trequarti, a 40 metri dalla porta. Chiesi al dirigente: ma non tirerà mica da lì? E il dirigente, il professor Trancanelli, rispose:questo tira, e fa pure gol». Punizione deviata da un difensore, coi criteri di allora autorete, Inter-Roma 0-1, aggregate 0-3, perché «questo» ne aveva fatti due pure all’andata. Questo era Francesco Totti, all’epoca dei fatti già giocatore di serie A, stagione ’93-94, la prima di Mazzone, la seconda coi grandi del talento che non aveva ancora lasciato Porta Metronia per l’Axa, dopo gli esordi con Boskov. A raccontare quel lontano mercoledì ad Appiano Gentile, quello che Totti se lo godé dalla panchina: Luciano Spinosi, tecnico della Roma Primavera per un decennio, l’ultimo a festeggiare una Coppa Italia. «E sarebbe anche ora che qualcuno la vincesse di nuovo. Cosa che mi auguravo anche il mese scorso al Viareggio: pure quello fui l’ultimo a vincerlo, e lo sono tutt’ora, speriamo questa volta il mio primato cada».
Dominio bianconero Anno particolare, quel ’93-94 per il calcio giovanile italiano, l’anno della rara accoppiata scudetto e Viareggio, riuscì alla Juve. (…) Nel ’94, due trofei alla Juve, uno alla Roma. E domani all’Olimpico, davanti a quantomeno 15.000 spettatori, sarà di nuovo Roma-Juventus. Da Totti-Del Piero, a Viviani-Libertazzi.
Gazzetta dello Sport – Francesco Oddi