Caro Daniele, tu non puoi ricordarlo, noi ci siamo incontrati per un attimo quando in Campidoglio ci hanno dato un premio, a te per lo sport a me per la letteratura. In quell’occasione ci siamo stretti la mano un po’ velocemente. Oggi a Roma non si parla che del tuo contratto. Personalmente la mia stima per il tuo talento non verrà scalfita, qualsiasi scelta tu farai: sei un grande calciatore ovunque giochi. Non solo, continuerei a tifare per te anche da lontano. Tento di scriverti rimuovendo la mia passione per la squadra della Roma. Almeno ci provo.
Quanto pesa l’entusiasmo dei tifosi nel genio di un calciatore? In Inghilterra, o altrove, lontano da Roma, sarai un campione tra i campioni, protagonista dei successi come gli altri. Sai meglio di me che i palloni d’oro sono esclusivo appannaggio dei goleador. Tu i gol li fai fare agli altri. A Roma sei un mito, all’estero sarai uno straordinario giocatore che guadagna tanti soldi. Qui sei unico. E sarai il capitano della tua Roma, un giocatore destinato a fare da protagonista nella storia del calcio della capitale. Ti capirei se la società ti costringesse alla fame. Ma i soldi che ti offre non sono pochi, anzi farebbero vivere in tranquillità i tuoi discendenti almeno per alcuni secoli. Mi costringi al più bieco dei luoghi comuni: tra ricchezza e felicità c’è di mezzo l’oceano. […]
Il Messaggero – Vincenzo Cerami