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Le inquietudini di Gasperini e il messaggio a Friedkin

Le inquietudini di Gasperini e il messaggio a Friedkin

Gasperini spinge la squadra, ma nel frattempo vuole programmare il futuro. A Trigoria, però, mancano gli interlocutori per farlo.

Il Messaggero (S.Carina) – All’attacco. Anche quando la partita è finita. Anche nel momento in cui è uscito vincitore dal gioco della torre con RanieriGasp non arretra, anzi rilancia. E chi pensa che le sue parole nel post Roma-Fiorentina siano rivolte a Massara ha capito poco.

Il ds, sfiduciato in pubblico alla vigilia del match contro il Bologna, è il bersaglio più semplice per lasciar intendere a chi di dovere – la proprietà Usa – la propria inquietudine. Poi che il tecnico sia rimasto sorpreso nel vederlo andare a parlare davanti ai microfoni prima della partita dell’altra sera, è un altro conto. Ma la sorpresa sa essere anche una medaglia a due facce, perché allo stesso tempo, ascoltando le sue considerazioni su Pisilli Sono riuscito a trattenerlo»), non sono stati in pochi a stupirsi, dentro e fuori Trigoria.

Gasp ha fretta. Vuole capire, confrontarsi, magari anche discutere, ma non può farlo da solo, allo specchio. Perché se è vero che Massara continua paradossalmente a lavorare per il club (ieri era all’estero per imbastire delle trattative di calciatori in uscita), il ds aspetta soltanto che gli venga comunicato di farsi da parte. E le indicazioni che arrivano da Trigoria nel borsino quotidiano dei ds, non fanno altro che confermare indirettamente come i Friedkin stiano guardandosi intorno.

Il problema è che i due ds preferiti (Manna D’Amico) sono sotto contratto. Tradotto: devono essere lasciati liberi dai rispettivi club che ad oggi non ci pensano minimamente. La possibilità che si ritorni quindi su opzioni lasciate prematuramente cadere (Giuntoli) è molto alta, a meno che non si opti per Sogliano.

Gasp freme. Non vuole fraintendimenti, disguidi, vuole «fare chiarezza, perché forse non ci siamo capiti bene all’inizio». E allora è meglio tracciare una linea chiara, a partire dai rinnovi. Se a sperare ora c’è anche El Shaarawy, la vera rivoluzione è questa. Perché dopo Inter-Roma si parlava di piazza pulita. E a farlo trapelare era il club, non altri. Gasp avrà la forza per far passare questa linea? Il braccio di ferro parte da qui. E si sviluppa sul mercato che verrà: «Rispetto anche altre idee, ma se devo lavorare con le idee di altri meglio che trovi un altro posto». Tradotto: fatemi decidere.

Al netto delle partenze (due big), gli servono tre titolari: un terzino sinistro, un’ala a destra e una sinistra. Chiede tre Malen ma non è semplice. Soprattutto senza i soldi della Champions. E qui si torna al punto di partenza: cosa vogliono fare i Friedkin? Perché rileggendo il comunicato del licenziamento di Ranieri, non ci dovrebbero essere dubbi: «Guardando al futuro, la nostra direzione è chiara (…) Abbiamo piena fiducia nel percorso che ci attende sotto la guida tecnica di Gian Piero Gasperini».

Ma il condizionale invece è quantomai d’obbligo. Altrimenti Gasperini non sarebbe uscito così allo scoperto lunedì sera. Parliamo di un uomo scaltro, intelligente, che sa cosa vuole e come ottenerlo. L’unico dubbio in tutta questa vicenda è l’interlocutore con il quale si rapporta. Perché per una vita Gian Piero si è sempre relazionato con presidenti in loco, veraci, presenti, come Preziosi Percassi. Discussioni sì, anche numerose, che poi però si concludevano con una pacca sulle spalle, guardandosi negli occhi.

E non è un caso che quando l’Atalanta ha cambiato modo di essere con l’ingresso nel 55% del capitale degli imprenditori americani, è durato appena due anni. Qui il rapporto è ancora più in salita. Perché spesso si sviluppa attraverso call o intermediari che nemmeno figurano nell’organigramma societario.

La palla quindi passa ai Friedkin. Tocca a loro capire come accontentare Gasp. Perché investirlo di un ruolo centrale pubblicamente e allontanare le persone a lui poco gradite (Ranieri Massara) non basta. Serve lo step successivo: affidargli il ruolo di allenatore-manager. Rischioso? Certamente. Ma necessario. Perché cambiare gli interpreti e continuare a pensare a Gasp come quello che «lanciava i giovani all’Atalanta» vuol dire non aver capito di avere a che fare con un allenatore di 68 anni che nel giro di un paio di anni vuole vincere. Qui o altrove.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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