«La Roma in questo campionato ha fatto molto meglio di noi, anche se poi ha avuto qualche momento di difficoltà. Le motivazioni ci sono, eccome, anche perché non si va mai in campo per perdere, neanche quando si gioca con gli amici sulla spiaggia».
Il colloquio di martedì con Thohir ha rassicurato Mancini: «Il presidente ha una grande voglia di costruire una squadra competitiva e il mio ottimismo sul futuro è legato al fatto che l’Inter nelle partite con chi ci sta davanti anche in un’annata come questa non abbia mai sfigurato. Il gap non è così ampio come sembra leggendo la classifica». E tutto ruota intorno a Yaya Touré, per il quale c’è la stessa ansia della primavera 1988 quando stava per diventare nerazzurro Matthaeus, atteso per un’intera stagione, perché non era stato possibile concludere l’operazione un anno prima. «Tutti, tifosi compresi, mi chiedono soltanto di lui, ma è ancora un giocatore del City. Potrebbe convincersi a venire all’Inter, perché ha giocato in Belgio, Francia, Spagna e Inghilterra, ma non nel nostro campionato». Una novità.
Ma un punto fermo nell’Inter che sarà, c’è. In attesa di testare altri giovani prima del 31 maggio (Gnoukouri va verso la conferma), Mancini continua a credere nelle qualità di Shaqiri, anche se contro la Roma andrà in panchina, come con Verona e Milan, perché Hernanes è più in forma: «Non esiste un caso; abbiamo preso Shaqiri a gennaio, perché eravamo convinti che avrebbe avuto un grande futuro all’Inter e non abbiamo cambiato idea. La fiducia è totale». I problemi sono altri.
