L’inchiesta si allarga e nel calderone del Procuratore capo reggente di Roma Giancarlo Capaldo finiscono altri nomi: e non tutti legati «solo» al mondo dei media romani. Il dossier che i «soliti noti» stavano preparando per screditare il direttore generale della Roma Franco Baldini e il Consigliere di Amministrazione giallorosso avvocato Mauro Baldissoni, è risultato totalmente falso e dopo le perquisizioni dei giorni scorsi (irruzione in casa di uno dei giornalisti coinvolti e nella sede della radio nella quale uno degli indagati conduce un programma), nella prossima settimana gli inquirenti dovrebbero iniziare ad ascoltare i diretti interessati e anche i due dirigenti giallorossi come «parti offese».
Non ci sarebbero però filmati tra gli elementi raccolti dagli inquirenti, ma molto materiale scritto, che mostrerebbe come gli indagati cercavano di screditare Baldini & Co.. In particolare, secondo quanto risulta agli inquirenti, Roberto Renga avrebbe avvicinato la «iena» Paolo Calabresi sostenendo di possedere documenti, in particolare trascrizione di sms compilati a mano, dai quali emergerebbe che i due dirigenti giallorossi sono massoni e che ci sarebbe una sorta di «cresta» sulle operazioni di calcio mercato. Materiale ritenuto infondato e sequestrato dalla Digos che nelle prossime ore potrebbe far partire altre perquisizioni. Ovvio come, con l’inchiesta ancora in corso, la Roma «ufficialmente» non parli, così come i suoi dirigenti (Baldini è di ritorno dagli States dove ha chiuso l’accordo con Disney, annuncio atteso oggi) che si sono messi a completa disposizione degli inquirenti. La domanda che rimbalza nell’ambiente giallorosso è: perché? Probabilmente perché la Roma, ora «ripulita» da debiti e in via di ristrutturazione totale, è tornata a far gola. O forse riemergono vecchie ruggini dal passato di qualche personaggio che già ha avuto a che fare con Baldini in un’aula di tribunale e che non si è dato ancora per vinto. Incredulo il tecnico giallorosso Luis Enrique sulla vicenda: «È brutto – ha detto – mi dispiace che coinvolga persone con cui lavoro ma non voglio parlarne. In Spagna non è mai successo».
Il Tempo – Tiziano Carmellini