In quei secondi galleggiava, si muoveva sulla linea di confine del sortilegio: se segno, ho trovato l’antidoto alla siccità che dura da sette mesi; se sbaglio, continuo a lottare con i nervi scossi dal segno zero. Nel dubbio, Francesco Totti non ha avuto dubbi: ha preso il pallone, come sempre; ha calciato alla sua sinistra, incrociando, come spesso gli è capitato; ma Buffon l’ha fermato, come lo aveva ipnotizzato undici anni fa, da portiere del Parma.
L’ATTESA – Un resto amaro. Aspettava dal primo ottobre il suo momento, la sua partita da capitano, titolare e padrone della squadra, dopo il test poco soddisfacente nel finale di Roma-Lecce. Ha giocato più vicino alla porta, che negli ultimi anni è stata una fedele alleata dei suoi record. Si erano create tutte le premesse per una partita felice. (…)
CONSOLAZIONE – Riproverà la mira a Napoli, dove Luis Enrique dovrebbe confermarlo dal primo minuto. Anche per la squalifica di Pjanic, che ieri ha rimediato la quarta ammonizione e sarà squalificato (è stato pure sostituito per una forte emicrania: ma niente di grave). (…)
COCCOLE – Nella notte più difficile, intanto, ha incassato tante pacche sulle spalle dai compagni, gli applausi dei tifosi all’uscita dallo stadio e anche la solidarietà di Luis Enrique. «Sbaglia i rigori chi tira i rigori – ha detto l’allenatore – avevo la sensazione che Totti avrebbe segnato, per la qualità e la personalità che ha. Ma di fronte c’era un portiere come Buffon che fa paura solo a guardarlo. E poi poteva andare peggio, con la sfortuna che abbiamo in questo periodo: se avesse colpito il palo lanciando il contropiede della Juve?». Poi la profezia contro tutti i sortilegi: «Avrà tempo per fare altri gol». Del resto Totti non è il tipo che si butta giù.
Corriere dello Sport – Roberto Maida