Heinze risparmiato, un difensore guadagnato. In tempi di infortuni, squalifiche e crisi di nervi, non è poco. Ma non basterà a schiarire il cielo sopra la Roma e le idee a Luis Enrique, il cui rendimento finora è inferiore anche a quello tragicomico di Carlos Bianchi nel 1996. Tanti dubbi da sciogliere verso la supersfida con la Juve: arretrerà De Rossi in difesa impoverendo un centrocampo già orfano di Gago, che ha subito una distorsione al ginocchio destro (si proverà a farlo rientrare a Bologna, il 21)? A destra, ripresenterà l’impresentabile Cicinho o riesumerà l’acciaccato Rosi? E in attacco, riabiliterà Osvaldo, dove schiererà Lamela e che ne farà stavolta di Totti?
Chiaritevi Invocato dai tifosi, tenuto in panchina da Luis Enrique. «Non era adatto a giocare in inferiorità numerica», la spiegazione pubblica dell’asturiano. Che ha innescato il solito misunderstanding. Totti c’è rimasto male, con i suoi ha commentato: «Che mi ha portato a fare a Firenze?». Luis Enrique si è stupito dello stupore, ribadendo: «Non era in grado di giocare». Chi ha ragione? È vero che Totti non era al 100%, colpa di una cicatrice sulla lesione alla coscia che lo ha tenuto 50 giorni lontano dai campi e ancora oggi non gli consente di avere potenza. Lo stesso problema, però, non gli ha proibito di allenarsi con il gruppo per giorni e mettersi a disposizione per la Fiorentina. Decisione, sottolinea Totti, concordata con allenatore e medici. Che succederà con la Juve?
Gazzetta dello Sport – Alessandro Catapano