
Un regio decreto del ’39 imponeva alle opere pubbliche e a quelle private che avrebbero avuto un utilizzo pubblico, prove di collaudo statico, sia relative alle sollecitazioni della struttura al proprio peso, sia di carico, ovvero con l’aggiunta di pesi extra. Nel collaudo dell’ex ippodromo si legge che furono eseguite prove di sollecitazione al proprio peso sia per le tribune che per la pensilina sovrastante. L’esame della pensilina, come riportato dal collaudatore, evidenzia «fessurazioni delle vele», pur precisando che si tratta di parametri inferiori al previsto. Prove di carico, invece, vengono eseguite sulle tribune (600 kg per metro quadro, per intenderci il peso di quattro uomini che saltano insieme per esultare), ma non sullo sbalzo. Possibile che sia stato evitato questo esame a causa delle «fessurazioni» riportate nella prima prova di «sollecitazione al proprio peso»? Il collaudatore non spiega perché, sessanta anni fa, non venne eseguito l’esame più importante. Sappiamo però che nel corso della sua storia la struttura venne costantemente monitorata dalla proprietà. «Facevamo eseguire verifiche strutturali addirittura ogni anno», spiega Gaetano Papalia. La sua famiglia commissionò la realizzazione dell’impianto, rimasto di sua proprietà fino a quattro anni fa, quando le corse del trotto sono state sospese e poi trasferite a Capannelle.
«Era mio zio ad occuparsi di queste cose, ma ricordo che la pensilina era sempre sotto osservazione perché si trattava di un’opera di grande valore architettonico». «Se la memoria non mi inganna – dice Papalia – circa dieci anni fa venne eseguito un esame più accurato sullo sbalzo, una prova di carico». Gaetano Papalia ricorda un’altra cosa. Delle prove veniva incaricato l’ingegner Benedetti, quel Calogero Benedetti che tanti anni prima aveva realizzato l’opera e che la conosceva come le sue tasche. Negli anni, quindi, la pensilina di oltre venti metri è stata “coccolata”dalla proprietà. Un’attenzione straordinaria, che per legge non era dovuta. Le normative in materia di strutture pubbliche o ad uso pubblico, infatti, spiegano che un’opera correttamente collaudata ha una vita di almeno 50 anni, durante i quali non vi è alcun obbligo di verifiche strutturali, a meno che non via sia stato qualche evento particolarmente significativo (terremoti, inondazioni, ecc). Quello degli ormai ex proprietari di Tor di Valle era dunque eccesso di zelo? Secondo Papalia «sì», visto che sotto la tettoia sedevano ogni settimana migliaia di scommettitori. Meglio stare tranquilli, insomma, soprattutto se l’opera è «audacissima» e la prova più difficile del collaudo, nel collaudo non c’è.