Il 22 febbraio — stiamo parlando del 2012 e non del 2010 — Edy Reja rassegnava via fax le sue dimissioni, respinte dal presidente Claudio Lotito che, brandendo il contratto come una spada, lo ha costretto a tornare indietro. Il 25 febbraio — sempre 2012 — a Luis Enrique fu chiesto, nella conferenza stampa pre Atalanta-Roma, se fosse tentato dalla panchina del Barcellona, in caso di addio di Guardiola. L’asturiano rispose: “Onorerò il mio contratto con la Roma (biennale con opzione per la terza stagione, ndr)“. La maggioranza della piazza giallorossa tirò il fiato.
La Roma non avrà Osvaldo, Gago e Cassetti squalificati, più il lungodegente Burdisso. Il ballottaggio del giorno è Lamela o Bojan. L’idea di molti è che, in caso di sconfitta, si parlerà di fallimento. Luis Enrique lo sa: “I risultati marcano quello che ha fatto l’allenatore. Vedremo a fine stagione e mi prenderò la mia responsabilità, come faccio ogni giorno”. La Lazio è serena, nonostante gli otto assenti: Brocchi, Cana, Konko, Lulic, Radu, Rocchi, Stankevicius e Zauri. Reja non ha molta scelta, ma non è detto che sia un male. E poi ha recuperato Mauri che, tra le linee, può essere il giocatore che fa saltare la difesa della Roma.
Reja, l’uomo che prima del derby camminava sui pezzi di vetro, adesso sorride: “Vincere agli ultimi secondi il mio primo derby è stato l’apice della mia carriera, ma ora voglio il bis. I tre punti saranno fondamentali per allontanare un avversario tosto per la Champions, dare sicurezza allo spogliatoio e regalare soddisfazioni ai nostri tifosi”. I giocatori della Lazio passeranno la notte in ritiro, a Formello. Quelli della Roma si ritroveranno a Trigoria solo stamattina. Luis Enrique non ha scelto la via «populista», gliene va dato atto. Il gruppo lo ricompenserà?
Corriere della Sera – Luca Valdiserri