La Roma aspetta che l’Atalanta liberi D’Amico, ma le cose da fare sono molte. Dallo staff tecnico a quello medico, i rinnovi e le plusvalenze.
Il Messaggero (S.Carina) – Il calendario recita 1 giugno. Scatta il mese della verità, delle scelte, delle decisioni. Trenta giorni nei quali si pongono le basi della Roma che verrà: dalla struttura societaria alla rosa con la quale Gasp affronterà poi il mercato in entrata dal 1° luglio, dalla scelta del nuovo responsabile medico alla scelta del ritiro, dalla composizione definitiva dello staff tecnico alle amichevoli che avvicineranno i giallorossi alla nuova stagione, dai calciatori da rinnovare a quelli da sacrificare per soddisfare al Settlement Agreement.
Tutto in un mese. E anche se alcune scelte sembrano indirizzate, vanno ratificate, ufficializzate, messe nere su bianco. A partire dall’annuncio del nuovo ds. D’Amico è l’uomo scelto dai Friedkin su indicazione di Gasperini. Le schermaglie messe in atto dall’Atalanta per liberarlo, somigliano molto a quelle dello scorso anno per il tecnico. Forse ci vorrà qualche giorno in più ma in settimana a Trigoria si augurano di poterlo annunciare. Il primo step di una ricostruzione interna che passerà per l’avvicendamento tra il Dottor Petrucci e il presumibile ritorno di Del Vescovo come responsabile del settore sanitario.Ma non finisce qui, perché ci sarà poi da completare il settore tecnico (ad oggi composto in gran parte dagli uomini di Ranieri), riorganizzare il settore giovanile dove la corsa sembra ristretta tra Angeloni (Fiorentina) e Frara (Frosinone) e il settore scouting con Fratini che attende soltanto un’ultima chiamata per iniziare a lavorare. Capitolo ritiro: arrivano conferme sul fatto che la seconda parte della preparazione (il raduno è previsto per il 13 luglio) sarà in Galles. Amichevoli in loco, più quella a Ferragosto a Dortmund e una al vaglio con il Bologna a Rieti.
C’è poi la squadra. E qui le cose da fare sono addirittura di più. Il discorso dei rinnovi, con l’addio di Massara e questa fase transitoria che porterà all’annuncio di D’Amico, ha frenato i discorsi. Alcuni sono ben avviati, leggi Dybala. Ieri il club ha alimentato l’euforia dei tifosi con un semplice post su Instagram: “Dettagli”. Ai quali ha aggiunto uno scatto di due mani che sistemano il pallone a terra. Non due braccia qualsiasi, ma quelle della Joya. In realtà qualcosa da limare ancora esiste e il fatto che l’agente Novel sia ancora in Spagna ne è la conferma. Si attende il nuovo ds per chiudere. Ad aspettarlo ci sono anche Pellegrini (fermo ad una chiacchierata con Massara) e Celik per il quale ballano ancora 600mila euro lordi (l’obiettivo è guadagnare tre milioni netti ma il turco può usufruire del Decreto Crescita che comporta il 25% di tassazione sul lordo e non il 43 che con il costo del lavoro oltrepassa la soglia del 50%).
Chiuso questo capitolo, si aprirà quello spinoso delle cessioni da effettuare entro il 30 giugno. A meno che il club non cambi idea e decida di far slittare di un anno l’accordo con la Uefa, sono sessanta i milioni di plusvalenza da effettuare. La speranza è di racimolare qualcosa tra i vari Baldanzi, Saud, Salah-Eddine, Kumbulla e Angeliño. Ma anche qui il percorso è in salita: il Psv difficilmente riscatterà il terzino (a bilancio ancora a 4,5 milioni); il Maiorca, retrocesso, non riscatterà l’albanese; il Lens dovrebbe sborsare i 3,5 milioni per l’esterno mentre il riscatto di Baldanzi è subordinato alla permanenza di De Rossi (e garantirebbe 5 milioni di plusvalenza). Vien da sé che la parte più consistente arriverà dall’addio di un paio di big: i papabili, per il loro costo a bilancio, sono Ndicka, Koné, Pisilli, Soulé (a patto che arrivi una proposta di almeno 40 milioni) e come ultima ipotesi Svilar.
Tanti interessamenti (Inter per l’ivoriano e Manu; Aston Villa e Dortmund per l’argentino) ma finora nessun affondo concreto. Un po’ perché la situazione in divenire del club non aiuta. Ma poi c’è la legge del mercato a farla da padrone: se so che devi vendere, provo a far calare il prezzo. E spesso è il compratore a farlo, non il venditore. Il tutto, poi, con un Mondiale di mezzo. Non il massimo.