Ci vuole Francesco Totti, al gol numero 240 in serie A, per rivedere un sottile raggio di sole: «Scudetto? Aspettiamo almeno fino a lunedì ». Ma, prima, ci sarà il ritorno di Europa League, a Rotterdam, dove la Roma si giocherà un altro pezzo di futuro. Detto delle colpe della Roma, la sfortuna ha avuto il suo peso. Fino al pareggio su autogol (doppia deviazione di Astori e Keita) era stata la sola squadra in campo. Il Verona ha rinunciato a fare calcio, lasciando all’avversario un possesso palla di oltre il 75%, anche se non ci si deve vergognare di fare quello che si può fare. È la Roma ad aver comprato Iturbe dal Verona quest’estate, non viceversa. E poi il calcio è uno sport talmente strano che, nelle ripresa, c’è voluto un salvataggio di Torosodis sulla riga, su tiro di Hallfredsson, per evitare che la Roma andasse addirittura sotto.
Cosa può fare la Roma per risalire? 1) servirebbe il tempo per aspettare che Gervinho torni dalla Coppa d’Africa con la mente oltre che con il fisico e che Doumbia si inserisca nelle squadra ma, come dice Garcia, di tempo non ce n’è più; 2) il recupero di Iturbe per dare più opzioni a un attacco sterile; 3) spostare Pjanic davanti alla difesa, alla Pirlo, per velocizzare l’azione e per dargli un ruolo che lo allontani da Totti per evitare sovrapposizioni; oggi il bosniaco fa il mediano e così non serve né alla squadra né a se stesso, pur mettendoci tutto l’impegno possibile. La triste verità è che due leader come Benatia e Strootman, che miglioravano tutti i compagni vicini, non ci sono più. E cosa può fare il Verona per arrivare a una salvezza più tranquilla? Cercare di giocare di più a calcio, mantenendo la stessa grinta. Non si trova sempre un gol senza aver mai tirato in porta.
Corriere della Sera – L. Valdiserri
