Nacque sul finire del campionato 2004-05 la stella di Stefano Okaka, arrivato a Roma l’estate precedente dal Cittadella, all’epoca periferia del calcio italiano, C1 senza neanche sognarla la promozione tra i cadetti. Il centravanti che avrebbe dovuto giocare con gli Allievi Regionali e invece stava già in Primavera segnò 9 gol nelle ultime 6 partite ma non gli bastarono per venire premiato come miglior giocatore della finale. L’onore toccò a Piermario Morosini, 19enne capitano degli sconfitti dell’Atalanta, nessuna presenza in serie A all’epoca, al contrario dei romanisti: c’erano Corvia e Scurto a fare da chioccia, Virga, Curci no perché doveva giocarsi il posto con Viviano al Mondiale under 20.
Il dolore del padre Era una squadra ricca di talento quell’Atalanta, perse la finale perché la Roma aveva due fuoriquota, e Consigli deviò nella porta sua un angolo di Rosi, prima del 2-0 di Okaka a tempo scaduto. Ma il più forte di tutti quel giorno non c’era: dopo 19 presenze in A l’Atalanta gli risparmiò il ritorno in Primavera. Era Marco Motta: al suo posto giocò Nicola Madonna, figlio di Armando, ex Lazio e Piacenza, all’epoca nelle giovanili dell’Albinoleffe, dietro casa. Ha fatto carriera: ieri era in serie B, a veder morire sul campo il ragazzino che giocava con suo figlio.
Gazzetta dello Sport – Francesco Oddi