Giovanni Malagò pensa all’Italia con Max Allegri e Claudio Ranieri. Antonio Conte in calo, restano Simone Inzaghi e Roberto Mancini.
Se eletto, Giovanni Malagò affiderebbe l’Italia a Massimiliano Allegri, con Claudio Ranieri direttore tecnico avente compiti di coordinamento tra la squadra maggiore e le varie rappresentative giovanili. Un progetto pensato per andare oltre al biennio che, passando per la Nations League, porterà agli Europei, anche perché il bersaglio grosso si chiama Mondiale.
Il toto-nomi per la panchina dell’Italia
L’indiscrezione, circolata ieri, ha fatto calare le quotazioni, comunque sempre altissime, di Antonio Conte. Un raffreddamento (si vocifera) dovuto anche a ragioni economiche: l’allenatore, una volta chiuso il suo rapporto con il Napoli, dovrebbe accettare cifre molto più basse rispetto a quelle che gli garantisce De Laurentiis.Più facile, in questo senso, accontentare Allegri che aspetta di capire dove porterà il vento, con il rendimento del Milan crollato nelle ultime partite e pure la qualificazione Champions non è più data per sicura. Il tutto al netto del fatto che centrare l’obiettivo porterebbe al prolungamento automatico del contratto. Come nel caso dei partenopei, pure i rossoneri non farebbero barricate per trattenere Max.
Lo stesso, circoscrivendo sempre il ragionamento al “ticket” che avrebbe in testa Malagò, potrebbe valere per Ranieri, che nell’invettiva prima della gara con il Pisa ha chiaramente detto di essere disposto a lasciare qualora la sua sintonia con i Friedkin dovrebbe venire meno. E “Sir Claudio” avrebbe pure un debito da saldare con la Nazionale, considerato che era lui la prima scelta di Gravina per il dopo-Spalletti e soltanto dopo il suo “no, grazie” il presidente federale seguì il consiglio di Buffon di affidare la panchina a Gattuso.
Nel mazzo restano altri nomi, accomunati da un’idea di fondo, consegnare cioè la panchina azzurra a un tecnico di comprovata affidabilità. In tal senso Roberto Mancini sarebbe l’ideale: potrebbe facilmente sciogliere i vincoli che lo legano ai qatarioti dell’Al-Sadd ed è l’ultimo ad aver vinto con la Nazionale. Problema è che nessuno in Via Allegri ha dimenticato i giorni del suo addio, ed è quindi un nodo che difficilmente può far lievitare la sua candidatura.
Diverso il discorso che riguarda Simone Inzaghi: lui, quando è stato interrogato sull’argomento, si è trincerato nell’anno di contratto che ha ancora con i sauditi dell’Al-Hilal. Posto che anche questi dovrebbe tagliarsi in modo considerevole l’ingaggio, i pro di Inzaghi sono sotto gli occhi di tutti: è un maestro nel 3-5-2 (sistema di gioco più in voga nella nostra Serie A) e, soprattutto, ha un dna “copetero” come dimostrano le due finali di Champions centrate dall’Inter. Il che, per una Nazionale è senz’altro un ottimo biglietto da visita da mostrare.