Anni Settanta: delegato della squadra svizzera alle Olimpiadi 1972 e 1976, direttore dei progetti di sviluppo alla Fifa dal 1975. Anni Ottanta: segretario generale del calcio mondiale. Anni Novanta: direttore esecutivo, poi presidentissimo dal 1998, quando costrinse Lennart Johansson a ritirarsi prima della votazione finale. In mezzo, la carica più gloriosa: presidente della «World Society of Friends of Suspenders», 120 cavalieri da 16 nazioni riuniti per lottare contro il pensionamento del reggicalze in nome del collant.
ARAFAT E IL PAPA Sepp invece si è sempre vestito benissimo: inappuntabile. Con la cravatta sobria, è passato attraverso accuse e presunti scandali, Mondiali assegnati tra le polemiche alla Germania – con un delegato decisivo astenuto nel momento decisivo – alla Russia e al Qatar. Anche ieri non è stato indagato e ha parlato da accusatore, non da accusato: «L’azione è stata messa in moto quando abbiamo presentato un fascicolo alle autorità svizzere. Accogliamo con spirito di collaborazione le indagini e crediamo che questo ci aiuterà a rafforzare le misure che la Fifa ha già avviato per sradicare ogni malaffare nel calcio». E ancora, deciso: «Il Comitato Etico ha già avviato un’azione per vietare provvisoriamente agli indagati qualsiasi attività legata al calcio. Lavoreremo con forza al fine di estirpare qualsiasi cattiva condotta, per riconquistare la fiducia e garantire che il calcio in tutto il mondo sia esente da atti illeciti». Sembra di vederlo, mentre scrive nel suo ufficio: sveglia alle 7, poi giornali in cinque lingue e il caffè ristretto, un must sulla scrivania. Il lavoro è sempre stato tanto, l’autostima altrettanta. «Il calcio rifiuta di confrontarsi con la politica», disse appena eletto. In un anno mise in fila incontri con Arafat e Simon Peres, più recentemente ha visto anche il Papa. Non impressionatevi, non è detto che Sepp sia il meno potente dei quattro: ha una scuola elementare col suo nome e tende a controllare il mondo. Nel 1998 disse: «Uno Stato africano potrebbe organizzare i Mondiali nel 2006». Sbagliò di quattro anni, un po’ troppi per un cronometrista, ma la previsione era corretta.
«MI DIMETTO» Le sue frasi, questa e molte altre, hanno fatto discutere e litigare. I nemici gli hanno detto di tutto, il numero uno della federcalcio inglese lo ha messo nella stessa frase con don Vito Corleone ma Sepp è sempre stato coerente. Ha regolarmente fatto finta di non volersi ricandidare, poi ha sempre cambiato idea: rieletto tre volte e a breve dovrebbe arrivare il quinto mandato.Ecco, solo quella volta stupì il mondo, quando twittò un concetto che non gli è mai appartenuto: «A causa delle accuse di corruzione, il presidente si dimette». Era così strano che qualcuno controllò: gli avevano hackerato il profilo
