Udinese-Roma, il gol fantasma di Astori e la domenica in cui morirono i giudici di porta
Lo stesso Garcia più volte impegnato a spiegare il primato degli altri sempre partendo dalla questione arbitrale e mai aggiungendo altri elementi (“In Europa solo Real Madrid, Chelsea e Bayern hanno fatto meglio di noi. In Italia la Juve ha tre punti in più e sappiamo tutti come li ha ottenuti”, 29 novembre). Oppure quello ecumenico del giorno dopo: “A mente fredda questa è una partita che fa veramente male al calcio italiano” (6 ottobre). Strategia legittima, certamente non un’invenzione del francese e che ha dato i suoi frutti considerato cosa è accaduto nell’ultimo mese. Dunque nessuna morale. Però c’è un limite a tutto e anche un calcio scassato come il nostro non può accettare che un allenatore venuto da fuori a comportarsi come e magari peggio di noi ci faccia la morale.
La scenetta di Garcia che, in diretta tv, ha preso a scudisciate gli inermi giornalisti, impegnati – senza troppa enfasi – ad analizzare gli episodi di Udineè da bollino rosso. “Lei mi fa sorridere, che dice che non vuole fare polemiche e parla solo di episodi arbitrali” ha detto a chi gli mostrava l’intervento scomposto di Emanuelson su Kone. Appunto. Se sorride lui, figurarsi tutti gli altri dopo tre mesi di sermoni e moviole fuori tempo massimo, mind games e tentativi di mettere pressione ad arbitri e avversari. A Udine Garcia è uscito fuori strada. Il rischio è una crisi di rigetto, che non farebbe certamente il bene della Roma. Alla gara scudetto del 2 marzo mancano poco meno di due mesi.Ad oggi va detto con franchezza che la Roma non è stata certo meno favorita della Juventus. Anzi. Ogni tentativo di intossicare oltre questa lunghissima vigilia va repinto al mittente, cominciando a riconoscerne paternità e origine, senza far finta che sia sempre e solo colpa di giornali e bar sport.
Panorama.it – G. Capuano
