«Non sarà a lei che domani chiederò di firmare»
Una delle cose più letterarie della vicenda di Rudi Garcia alla Roma è che l’allenatore oggi venerato da una città intera è stato effettivamente solo la terza scelta. Oggi c’è un po’ di pudore a parlarne, comprensibilmente, ma guardando alla questione con gli occhi di allora è evidente che non ci sia stato nulla di male. Garcia racconta la storia in modo piuttosto asciutto. Allegri e Mazzarri, i primi allenatori a essere cercati dalla società, avevano preferito altre opzioni; la Roma si era allora diretta su Laurent Blanc e Rudi Garcia ma con un’iniziale forte preferenza per il primo, tanto che quando Garcia era arrivato al suo primo colloquio con il direttore sportivo della Roma, Walter Sabatini, questo lo aveva accolto dicendogli: «Per evitare malintesi ci tengo a dirle che, anche se la vedo oggi, non sarà a lei che domani chiederò di firmare». Insomma, la decisione era presa. Poi però il colloquio con Garcia era andato molto bene, quello con Blanc invece molto male, il resto della storia è noto.
«Ah Rudi, è così che ti voglio vedere qui! Voglio un capo!»
Anche questa è una frase di Sabatini, uno che di libri sulla sua storia ne meriterebbe non uno ma due: la disse a Garcia quando questo s’incazzò per i ritardi nella compilazione del suo contratto e dei suoi collaboratori. Davanti al dipendente che sbotta e si impone, uno si aspetterebbe il dirigente che alza la voce più forte o che si mette sulla difensiva. Sabatini invece tira un sospiro di sollievo: grazie al cielo, cercavamo proprio uno come te.
Un messaggio ai tifosi scemi e ai contestatori di professione
Non si fanno migliorare i giocatori sbraitando contro di loro o mettendoli all’indice. E quando si bloccano, per una ragione o per un’altra, non bisogna innervosirsi ma individuare le difficoltà da superare. Dire le cose, certo. Affrontare i problemi, senz’altro. Ma mai drammatizzare, né ribaltare la scrivania per sfogarsi. Non serve a nulla.
Una forbice nella schiena
A un certo punto, da ragazzo, un tizio per strada piantò un paio di forbici da sarto nella schiena di Rudi Garcia: per poco non gli perforarono un polmone. I dettagli ve li leggete nel libro.
André Villas-Boas e Francesco Totti
Parlando del suo rapporto con Totti, Garcia a un certo punto scrive che qualcuno – non si capisce bene chi – gli ha detto che “se Villas-Boas, qualche mese prima, aveva rifiutato un’offerta del club, era stato per non dover gestire il caso Totti”.
Come giocare a calcio
Al gol all’incrocio dei pali su calcio al volo da venti metri che esalta il talento individuale, preferisco la rete segnata al termine di una lunga azione collettiva, nata da un movimento globale, con una serie di passaggi che coinvolgono più uomini, con tocchi di prima e, infine, il giocatore che smarca con generosità il suo compagno. La parola squadra esprime bene, secondo me, ciò che denota: una somma di giocatori e di personalità. È il legame da creare fra loro che trovo appassionante. Denoieix ha espresso il concetto molto bene: «Un giocatore vale molto. Un altro giocatore vale molto. Ma il rapporto tra i due non ha prezzo».
