CORRIERE DELLO SPORT (Jacopo Aliprandi) – Il suo ultimo segnale social al mondo è rimasto lì, inchiodato a quel rigore calciato in semifinale contro la Nigeria dopo 120 minuti di battaglia pura. Da allora, silenzio. E pesa come un macigno quello di Neil El Aynaoui, uno dei volti più luminosi di questa Coppa d’Africa, travolto insieme al Marocco da una finale che ha lasciato cicatrici profonde.
La sconfitta contro il Senegal, domenica sera, è stata qualcosa di surreale: una partita spezzata, nervosa, crudele. Dentro quella follia c’è tutta l’immagine di El Aynaoui che sanguina dal sopracciglio, resta lì, stringe i denti ed è andato avanti, trascinando i compagni fino al rigore nei minuti di recupero. Un attimo che sembrava il preludio alla favola. Invece no. L’errore di Brahim Diaz ha spento tutto e il gol senegalese, arrivato anche da un suo errore, ha completato una delusione troppo grande. Da leader silenzioso, El Aynaoui ha scelto di sparire, di soffrire lontano dai riflettori, mentre a Roma messaggi, abbracci virtuali e parole di stima hanno accompagnato il suo rientro nella Capitale. C’è una stagione da riprendere e una squadra che punta forte su di lui per il presente e per il futuro.Venticinque milioni di euro investiti che, dopo queste settimane africane, in Europa sembrano quasi pochi. In Spagna parlano di Barcellona e Real Madrid, ma Gasperini lo aspetta. Sa che quel centrocampo, senza di lui, è sempre stato in emergenza e che ora gli torna un giocatore più vissuto, più temprato. Perché El Aynaoui rientra con una ferita, ma anche con una consapevolezza nuova. La Coppa è sfuggita, il dolore resta. Ma da qui può nascere un’altra storia. E Roma è pronta a viverla.