
Il Messaggero (U.Trani) – Chissà con quale sguardo Dzeko si presenterà in campo domenica pomeriggio. Come minimo di sfida. Magari indurirà la mascella, prima di puntare gli occhi di ghiaccio sulle maglie bianconere. Finalmente, dopo aver girato l’Europa e incrociato tutte le big del continente, affronterà per la prima volta la Juve, il club che proprio prima dell’estate è stato vicinissimo ad acquistarlo. E che, per quelle strane valutazioni che si porta dietro il mercato, alla fine virò sul coetaneo Mandzukic. Meglio così, dice oggi Garcia. E con lui tutti i tifosi della Roma.
COME IL CIGNO DI UTRECHT – L’eleganza di Dzeko, a quanto pare, ha fatto dunque la differenza nella scelta. Il bosniaco non è però solo finalizzatore chic come hanno voluto far credere a Torino: lo confermano i 44 gol in Premier, su 50, realizzati dentro l’area di rigore. Edin è potente, calcia preferibilmente di destro e, quando capita, lascia il segno pure di sinistro, ha fisico e presenza, tanto da difendere bene palla e da saper dire la sua nel gioco aereo. E’, insomma, centravanti completo. Che, però, mette anche tanta classe nelle sue giocate. Non a caso chi lo conosce bene (non solo gli amici) lo paragona, nel movimento e nell’andatura, a van Basten. Dzeko, già a 6 anni, aveva come riferimento l’olandese del Milan di Sacchi e più avanti di Capello. Il flashback, dentro Roma-Siviglia, è sembrato autentico: il primo gol del bosniaco con la maglia della Roma, per il modo in cui ha coperto il pallone prima di calciarlo in porta, ha riportato alle prodezze dell’ex attaccante rossonero. Ma è subito diventato anche il primo messaggio inviato alla Grande Rivale. Recapitato, ovviamente, senza cattiveria.