“Sul piano più strettamente sportivo, da oltre vent’anni l’ordinamento della Figc regola nello stesso modo il caso, che ovviamente tutti si augurano non si verifichi mai, del ritiro di una società in corso di campionato: qualora tale circostanza si manifesti nel girone di andata, tutte le gare in precedenza disputate non hanno valore per la classifica, che viene formata senza tenere conto dei risultati delle gare della società rinunciataria; se, invece, il ritiro interviene nel girone di ritorno (come eventualmente nel caso del Parma, ndr), tutte le restanti gare sono considerate perse a tavolino”.
Questo cosa vuol dire? Il Parma finora nel girone di ritorno ha giocato, come tutte le altre, quattro partite: ne ha perse tre (contro Cesena, Milan e Chievo) e ne ha pareggiata una, domenica scorsa,bloccando quasi incredibilmente la Roma all’Olimpico sullo 0-0. Se il club emiliano dovesse ritirarsi adesso, tutti i risultati delle partite ottenuti finora sarebbero quindi validi, compresi quelli delle quattro gare del girone di ritorno, mentre nelle rimanenti 15 otterrebbe altre sconfitte a tavolino per 3-0: Juventus e Napoli, le più dirette avversarie della Roma, avrebbero quindi già assicurati due punti in più dei giallorossi senza giocare. Non è ovviamente responsabilità di bianconeri e azzurri né che il Parma si ritiri né che la Roma non sia riuscita a vincere contro gli emiliani, ma è evidente che un evento clamoroso come il ritiro di un club dalla serie A sia l’ennesimo duro colpo alla credibilità dell’intero sistema calcio. Del resto, si sta parlando dello stesso club che la scorsa estate non ha ottenuto la licenza Uefa (dopo aver conquistato sul campo il diritto a giocare l’Europa League) mentre si è iscritto senza ostacoli al campionato.
La Repubblica – F. Bocca
