La Gazzetta dello Sport (M. Cecchini) – Tante ansie e due malinconie producono una partita senza gol. Bologna e Roma cancellano una giornata dalla fine del loro campionato, che virtualmente però allontana entrambe dai loro obiettivi: l’8° posto e la zona Champions. Logico, però, che il peso specifico dato al match da Thiago Motta e José Mourinho è totalmente diverso. Diciamo che i giallorossi, infatti, avevano il corpo al Dall’Ara, ma la testa già a Leverkusen, dove giovedì si giocheranno l’ingresso in finale di Europa League. Per questo lo Special One ha scelto di schierare una formazione con una età media di 25 anni e 34 giorni, la più giovane mai utilizzata in avvio in tutti i suoi anni di Serie A.
Ma se Svilar è impegnato da due tiri dal limite di Orsolini e Dominguez, l’occasione più grande arriva grazie a Solbakken, che si libera di Sosa e mette al centro una bella palla su cui Belotti non riesce a fare meglio che impegnare Skorupski. La prima frazione, comunque, è tutta qui, se si eccettuano due conclusioni di Orsolini (da posizione defilata) e Zalewski (su punizione) che potevamo sortire esiti migliori.
La ripresa comincia con Ferguson che impegna Svilar dal limite, ma è la Roma ad apparire più decisa, soprattutto da quando, progressivamente, Mourinho mette i suoi giocatori migliori. Con Abraham, Matic, Pellegrini e Mancini la squadra acquisisce più sicurezza. Non ne nascono azioni da gol clamorose, ma un cross del vivace Zalewski – ormai un veterano fra i baby – costringe Sosa quasi a salvare sulla linea (12’), mentre una mischia con tiro sotto porta di Mancini (37’) fa tremare i rossoblù.