Stadio blindato per il derby e un imponente servizio d’ordine messo in campo dalla questura (più di mille uomini, tra poliziotti, carabinieri e vigili urbani): il giorno dopo la violenza dei black bloc che hanno messo a ferro e fuoco la città, il questore Francesco Tagliente ha deciso comunque di fare giocare la partita per rispettare le esigenze dei tifosi. Ieri pomeriggio, prima del fischio d’inizio di partita, intorno all’Olimpico la tensione era alta. Fino alla fine dell’incontro si temeva che sull’onda della guerriglia che si è scatenata durante il corteo degli “indignati”, si potessero verificare nuovi scontri per Lazio-Roma. Un’ora prima della partita, a ponte Milvio, erano stati incendiati due cassonetti, e durante i controlli intorno allo stadiogli agenti della Digos avevano fermato tre ultras romanisti: nascondevano nelle tasche coltelli, petardi e fumogeni. E nel dopo partita, alle forze dell’ordine sono arrivate segnalazioni di piccoli tafferugli tra tifosi a viale Tiziano e a Ponte Milvio, ma all’arrivo dei blindati i tifosi si erano già dileguati.
Sugli spalti c’erano gli ultras, ma anche tanti padri con i figli piccoli, assiepati in tribuna Tevere, riservata alle famiglie per volontà del Questore. Per il resto, fuori dall’Olimpico è stato il derby, semplicemente. Quello dei cori innocenti canticchiati dagli amici che allungano il passo in prossimità dei cancelli. Ma il derby, all’esterno dello stadio è stata anche la festa di pochi bagarini, che si aggiravano come squali intorno all’Obelisco, offrendo biglietti dei distinti nord a 80 euro. E non mancavano neppure i venditori ambulanti di caffè Borghetti (“uno due euro, tre cinque euro”). “Ma dai, senza Borghetti che derby è?”, domanda aggiustandosi la sciarpa giallorossa Claudio Gallo, un meccanico di 25 anni, arrivato da Ciampino insieme a Elisa Simonelli, una studentessa di psicologia di 25 anni. “E che ansia — sospira lei — speriamo davvero che vada tutto bene: non vedo l’ora di entrare in Distinti Sud e ascoltare i cori della curva”, conclude mentre il sorriso le illumina lo sguardo. Claudio gongola: “Contenta eh — esclama — lunedì scorso ho fatto cinque ore di fila per comprarti il biglietto. Così vedi quando segna Osvaldo”. “E lo so io chi segna, ma mica te lo dico — risponde di fronte ai cancelli della Tevere Claudia Ab-bruciati, 75 anni, abbonata alla Lazio dal ’96 — il derby è una partita che detesto, si soffre troppo”. “A chi lo dici — aggiunge la sorella, Rita 73 anni — con il timore per gli incidenti non ci verrei proprio”.
Eppure sono arrivate entrambe da Ostia Antica. Antonio Gerboni, 61 anni, abbonato in tribuna Tevere con tanto di tessera del tifoso, è arrivato da San Giovanni insieme alla sorella: “Sono laziale e oggi, nonostante l’allarme incidenti non potevo proprio mancare”.
Il Messaggero – Marco De Risi, Luca Monaco