E la concentrazione? Rimasta nello spogliatoio. E così, dalla rete della squadra del tifoso Andrea Stramaccioni in poi, per la Roma è cominciata un’altra, doppia partita: contro l’Udinese e contro se stessa. Una più complicata dell’altra, a dire il vero. Totti, vista la situazione, ha invitato tutti, a parole e gesti, alla calma e all’ottimismo («Gliene facciamo quattro», tradotto in italiano), ma non sono mancati i volti tesi in panchina, gli sguardi preoccupati in campo e i timori sugli spalti. La Roma ha preso d’assalto l’area di rigore avversaria, l’ha fatto in maniera disordinata ma veemente senza, però, arrivare al dunque; anzi, rischiando la seconda rete friulana con Perica.
TORO SCATENATO Fischi, ovviamente. Ma come, la Roma si sta giocando il secondo posto, quindi un mare di soldi (oltre che il primato cittadino) eppure gioca in maniera così sconclusionata? Quasi impossibile da credere, ma vero. Rudi Garcia a braccia allargate, in panchina, per la pochezza dell’efficacia (lui dice così) sotto porta avversaria. Qualche spunto rabbioso, certo, ma apparentemente casuale. Non casuale, invece, l’azione che ha portato Nainggolan al gol del pareggio (assist di Totti, l’uomo del tranquilli, ce la facciamo), pochi secondi dopo aver rischiato di beccare il raddoppio degli ospiti e prima di una traversona colpita su punizione da Guilherme. Tutti negli spogliatoi per riposare, compreso chi (parecchi nella Roma…) non aveva sudato più di tanto. Ripresa. Roma all’attacco, Udinese più volte da brividi in contropiede ma secondo, avventuroso gol giallorosso firmato da Torosidis. Fuori Totti (applausi). E la profezia formulata dal capitano dopo la rete dell’Udinese? Tutto a posto, anche se a metà. I gol dovevano essere quattro, secondo il capitano, in realtà sono stati soltanto due ma sono bastati lo stesso per battere l’Udinese e tornare al secondo posto, in attesa del derby contro la Lazio.
