
La globalizzazione ha pervaso tutti i settori, compreso lo sport con il correre avanti e indietro dei campioni per gareggiare ai quattro angoli del globo. I grandi eventi agonistici come i campionati mondiali, i giochi olimpici o le coppe muovono migliaia di persone ogni anno da una nazione all’altra; è sufficiente osservare l’esempio della Supercoppa Europea, che ha costretto le due squadre inglesi ad andare a disputare la finale in un Paese terzo (in questo caso la Turchia).
La stessa sorte per il giovane centrocampista della Roma under 19, Edoardo Bove, convocato in Nazionale per le amichevoli con la Serbia. Per il centrale romanista si tratta delle prime gare con funzione di test, per le ultime settimane che precedono il Mondiale Under 17 previsto per ottobre in Brasile.Così come risentono dei cambiamenti i vacanzieri non sportivi che, per esempio, partono dall’Italia per una settimana di relax sulle assolate spiagge di Zanzibar, possiamo facilmente immaginare come questo sia ancora più impattante su di uno sportivo che debba essere sempre al top. Cambio di orario, differenze climatiche e soprattutto il jet lag sono fattori da mettere in conto nell’affrontare una gara.
Intanto vediamo esattamente cosa si intenda con il termine anglofono “jet lag”. Il jet lag, indicato anche come “il male del fuso orario”, è una condizione clinica che si verifica quando una persona si sottopone all’attraversamento di vari fusi orari piuttosto velocemente (soprattutto per i viaggiatori aerei). I sintomi più ricorrenti sono la sonnolenza, la stanchezza mentale e fisica, uno stato di confusione più o meno accentuata e talvolta l’emicrania.
È proprio il passaggio repentino da un fuso all’altro che non lascia il tempo al corpo di adattarsi fisiologicamente, creando la mancanza di sincronizzazione del ritmo circadiano legato all’orologio biologico interno di ognuno di noi. Il ritmo circadiano è sostanzialmente il regolatore delle nostre vite fra l’alternanza giorno e notte, creando una sorta di programmazione cronologica sia in base agli stimoli naturali (ad esempio la luce del sole alternata al buio, la temperatura ambientale variabile ecc…) che in base agli stimoli sociali (ad esempio gli orari dei pasti, gli impegni lavorativi quotidiani o gli appuntamenti di routine ecc…). Senza questi punti di riferimento la ciclicità si regola seguendo parametri differenti.
Le cellule dell’ipotalamo che regolano questo ritmo si occupano di decodificare le informazioni ricevute dagli stimoli, soprattutto quelli derivanti dalla luce filtrata attraverso la retina, per adottare il ritmo di tutti gli organi interni del corpo ed anche della rigenerazione cellulare. Il riferimento resta, in ogni caso, un ciclo di 24 ore.
Ad ogni fascia oraria di quel ciclo corrisponde una determinata attività dell’orologio biologico interno. Per fare un esempio, indicativamente dalle 6:00 alle 9:00 aumenta il livello di cortisolo (il cosiddetto ormone dello stress) con la contestuale diminuzione del livello di melatonina (l’ormone regolatore del sonno), con il fine di portare l’organismo ad uno stato di allerta che accompagna il risveglio. Per questo motivo è sconsigliabile, in questa fase, fare un’intensa attività fisica.
Per tutte queste ragioni che gli sportivi devono poter pianificare in anticipo la loro preparazione, per ridurre al minimo gli effetti che può avere il jet lag sulla loro performance.
Prima di intraprendere la trasferta è opportuno spostare gradatamente l’abituale orario dei pasti ed il momento di andare a dormire, mediamente con modifiche di 30 minuti al giorno. Ancora meglio se si eviterà l’esposizione prolungata alla luce.
Soprattutto per gli spostamenti in aereo sarà fondamentale idratarsi molto ed evitare gli indolenzimenti muscolari, facendo qualche stiramento e camminando sui calcagni per riattivare la circolazione.
L’assunzione di dosi aggiuntive di melatonina può essere di grande aiuto per favorire il sonno e, di conseguenza, un migliore e più rapido adattamento alla nuova situazione.
Purtroppo i calciatori sono soggetti a trasferte di breve durata, per cui gli effetti del jet lag li espongono ad un rischio di infortuni più alto; tuttavia l’ideale è arrivare a destinazione con qualche giorno di anticipo e sospendere l’attività fisica intensa rispettando l’ambientamento fisiologico.