
CUORE – Al Toro Bruno Peres è davvero legato, e non è un modo di dire: ragazzo generoso, sorridente, si fa benvolere da tutti, Spalletti in primis, al netto di qualche urlo che si è preso, in allenamento e in partita, quando non ha fatto quello che il tecnico gli chiedeva. Cose di campo, cose normali, cose semplici, che poi sono quelle che l’allenatore gli chiede di fare di più. E meglio.
INSOSTITUIBILE – Anche perché ora che Florenzi ha dato appuntamento alla prossima stagione dopo la seconda operazione al legamento crociato del ginocchio sinistro, Bruno Peres è l’unico calciatore a non avere alternative di ruolo. Da quando l’ex capitano della Primavera si è infortunato ha giocato sempre in campionato, 14 partite di cui 12 da titolare (contro Empoli e Juve, ma a Torino non stava bene, è subentrato, e la Roma non ne ha vinta nessuna) e la sensazione è che fino a fine stagione sarà così. Spalletti, magari in partite meno complicate, potrebbe anche spostare Emerson a destra («con il piede che ha può farlo», ha detto il tecnico dopo il gran gol in Spagna contro il Villarreal) e inserire Mario Rui a sinistra, oppure potrebbe dare fiducia a Nura, che però solo ieri è tornato con la Primavera dopo 9 mesi di inattività.
MOMENTO CLOU – Se Peres starà bene, quindi, il posto è suo, in una fase delicata della sua carriera. Il primo marzo, giorno del primo derby di Coppa Italia, compirà 27 anni, nella Roma riveste un punto centrale, mentre nel Torino, come detto ieri da Mihajlovic in conferenza, avrebbe avuto difficoltà («per quel ruolo vedevo meglio Zappacosta, sono stato chiaro con lui»), e stasera avrà pure un osservatore speciale sugli spalti, il c.t. del Brasile, Tite. Uno stimolo in più per fare bene, visto che già la nazionale è un obiettivo per tutti, per un brasiliano ancora di più. In fondo, se c’è una notte in cui davvero può prendersi la Roma è proprio questa.