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A scuola Sabato dovrebbe avere la chance di dimostrare qualcosa alla sua ex squadra e molto aRudi Garcia, che spesso in conferenza stampa si è sbilanciato sulle sue qualità e che a fine stagione insieme a Sabatini dovrà decidere se riscattarlo definitivamente. Dovrebbe giocare in un ruolo, interno di centrocampo, che non è propriamente il suo: «Ho giocato sempre trequartista — ha detto pochi giorni fa in un’intervista a Roma Tv — ma in questa squadra si gioca il 4-3-3 e posso stare anche a centrocampo». Di certo avrà la vita più facile se seguirà i consigli di Daniele De Rossi. «Nella Roma posso ispirarmi a grandi giocatori, a Miralem Pjanic, a Francesco Totti e a Radja Nainggolan, sono tutti bravissimi in mezzo al campo come anche Keita. Poi c’è Daniele De Rossi che parla molto con me e io posso imparare tanto da lui».
Chi si rivede… Può imparare, ad esempio, come fare gol al Chievo, che è una delle vittime preferite di Daniele: contro i gialloblù ha esultato già 4 volte (meglio ha fatto solo contro l’Inter, a cui ha segnato 6 volte), tutti gol che hanno un significato particolare. La doppietta del 30 aprile 2006 a Verona (4-4 il risultato finale) è finora l’unica in Serie A del centrocampista, che ne ha realizzata un’altra contro il Gent nei preliminari di Europa League nel 2009 e una in Nazionale (contro la Georgia). Ha un sapore amaro, invece, il gol realizzato il 16 maggio del 2010 (aveva segnato anche all’andata) in un Bentegodi invaso da oltre 20 mila romanisti.
Lacrime Era l’ultima giornata e la Roma di Ranieri inseguiva ancora il sogno di poter vincere lo scudetto: vinse la partita ma non il tricolore, finito come due anni prima all’Inter (con lacrime infinite proprio di De Rossi e Totti) e sugli spalti apparse uno striscione «Chi tifa Roma non perde mai», destinato ad entrare nella storia giallorossa. Come ha già fatto De Rossi e come sogna, per il momento, il suo allievo Paredes. Anche perché, sempre quel giorno, i tifosi romanisti esposero un altro striscione: «To be continued…» che ben si sposa a quello che Paredes sogna di fare. Magari proprio da sabato.
La Gazzetta dello Sport – C. Zucchelli
