Fuori da tutto, nel peggiore dei modi. A -10 dalla Champions League, eliminati in Europa da una squadra che in Italia faticherebbe anche in Serie B (lo Slovan, tra l’altro, nel gironcino successivo al playoff con la Roma ha fatto la miseria di un punto in 6 gare), fuori dalla Coppa Italia con un 3-0 in casa della Juventus da mettere i brividi (con i giallorossi incapaci di costruire una sola azione degna di nota). Che il bilancio della stagione della Roma sia a dir poco fallimentare, è oramai ovvio anche a chi si è voluto bendare gli occhi a lungo. Adesso, però, l’ennesimo errore sarebbe andare alla deriva, regalando ulteriori umiliazioni ad una tifoseria che ne ha già dovute sopportare troppe (compresi i due derby persi dopo 14 anni, altro «miracolo» di Luis Enrique). Entrare in Europa dalla porta di servizio (leggi Europa League) sarebbe l’aglietto, ma varrebbe eccome. Cercare di capire su chi puntare per il futuro, però, è il passo obbligato, da qui alla fine del campionato.
Gli altri? Spazio fino in fondo anche ad José Angel e Marquinho, per capire se dovranno far parte del «progetto » (sperando che sia meglio di quanto visto finora) o no. L’inizio dell’esterno spagnolo era stato incoraggiante,masolo quello. Il brasiliano sembra avulso, fuori da ogni contesto. E paga il «peso» di una campagna acquisti invernale di bassissimo livello.
Le conferme Di contro, bisogna insistere su quelli che hanno dimostrato già di valere e che (loro sì) rappresentano già un pezzo del futuro della Roma. Borini, ovviamente, visto il rendimento che ha avuto lungo tutta la stagione (e chissà come sarebbe andata se non fosse stato costretto a stare fermo due mesi per infortunio). I sette gol segnati nelle ultime 9 partite di campionato sono tanta roba, come la voglia che ci mette su ogni pallone. Con Borini, si potrebbe provare anche a «studiare» una posizione diversa per Lamela. Non solo da attaccante esterno o trequartista, ma anche nei tre di centrocampo, che era poi il sogno di Walter Sabatini di inizio stagione. E non far perdere la fiducia a Maarten Stekelenburg (per fortuna che c’è lui e non Kameni, un altro che era entrato nell’occhio di Lucho), uno di quelli su cui bisogna costruire il futuro giallorosso.
Gazzetta dello Sport – Andrea Pugliese