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Poker Roma, il sogno può continuare

Poker Roma, il sogno può continuare

La Roma vince con una prova convincente e vede il quarto posto a una lunghezza di distanza. Con i suoi uomini migliori può sognare.

Il Messaggero (A.Angeloni) – La Roma brilla, vince e torna a sognare. Con la Viola è uno show. Del resto, ne ha perse troppe di occasioni per lasciarsi scappare anche questa: il successo, netto (4-0), contro la Fiorentina è la conferma che la corsa per il quarto posto è apertissima, oltreché bellissima; Gasp è lì, al comando della sua banda, che deve dimostrare di saper andare oltre l’anonimo sesto posto che ha caratterizzato gli ultimi anni.

La Roma mostra il meglio di sé, Malen è il solito protagonista pur senza gonfiare la rete, ma calcia come Vialli e vola come Voeller, allargando le ali per gli altri. Si segna anche senza di lui, quattro volte, cosa mai accaduta in questa stagione dai grandi alti e bassi. Mancini la sblocca, Wesley la consolida ed Hermoso chiude il conto in 45′. Poi, Pisilli allunga la festa, con un colpo di testa su assist perfetto di Malen, parabola in fotocopia con quella disegnata sabato scorso a Bologna per il destro di El Aynaoui.

C’è di tutto in mezzo a questa contesa per la quarta piazza d’oro, squadre di ogni tipo, più o meno sopravvalutate: il Milan risucchiato e in picchiata, il Como bello ma che balla fino a un certo punto, la Juve che cerca l’autodistruzione e si fa male esattamente come lo fece alla Roma due mesi fa, con quel gol di Gatti (a proposito di occasioni perse per i giallorossi…) nei secondi finali, che da queste parti quasi aveva spezzato il sogno.

E poi c’è la Roma, che ha ripreso a correre, arrivata alla volata sì, grazie agli stop degli altri e a un trend positivo di due vittorie e un pari ma ci è si è ritrovata soprattutto dopo aver risolto (o quasi) i problemi interni, allontanando i veleni in famiglia. Ranieri non c’è più, Massara, che continua a parlare in nome e per conto della Roma, è lì in attesa di giudizio. C’è Gasp, però, un uomo (per ora) solo al comando, con la squadra e un popolo ai suoi piedi.

Bello, no? E allora perché non credere in quello che per tutti è un miracolo? Il quarto posto lo sarebbe certo, almeno per come si erano messe le cose ultimamente, ma in fondo questa squadra, come ha sempre sostenuto lo stesso allenatore, i valori ce li ha e proprio quell’obiettivo ha puntato dall’inizio, o ora è di nuovo lì e se la gioca. Se non altro certe qualità tecniche sono più o meno alla pari (escluse Inter Napoli) di chi la precede, specie in questa fase in cui chi sbaglia paga e le avversarie stanno un po’ sbarellando.

La Roma ha un centravanti, Malen, che le altre non hanno; ha un gioco consolidato, efficace, seppur dispendioso e durante la stagione questo lo ha pagato con molti infortuni (come un po’ tutte), troppi i lungodegenti e spesso i migliori, DybalaKonéPellegriniWesley etc. Troppo scarsa, insomma, questa squadra non deve essere se è ancora lì, solida e convinta di poter tagliare il traguardo. Che manca da otto lunghi anni.

Tre giornate per provarci, con un calendario non impossibile e ora la Roma è quinta (con un piede in Europa League) a meno tre dal terzo posto (Milan) e a meno un dal quarto (Juve), avendo scavalcato il Como (sesto e sotto di due lunghezze dai giallorossi). Il problema sono gli sconti diretti, che condannano i giallorossi contro tutte le avversarie concorrenti.

Il successo contro la Viola non era affatto scontato: la Fiorentina, senza Kean Piccoli, ma praticamente salva dopo il successo della Lazio Cremona, poteva interpretare la partita con la testa libera dagli incubi. La Roma non le ha dato nemmeno il tempo: in 45′ tre sberle a De Gea. E potevano essere di più, ne mancavano all’appello almeno un paio di Malen, che ha colpito una traversa e ha impegnato severamente il numero uno avversario, che ha deciso che poteva segnare chiunque ma non Donyell.

Porta libera per gli altri, dunque. Apre Mancini, che coglie di testa l’angolino su un calcio d’angolo ben calciato da Pisilli; poi è il turno di Wesley, che finisce un’azione da flipper, Celik-Soulé-Hermoso con tocco finale del brasiliano. Il tris è dello stesso Hermoso, che raccoglie una palla di Koné, dopo un’azione in solitaria. In apertura di ripresa, il solito Malen prima scalda le mani a De Gea, poi rifinisce per il poker, Pisilli mette dentro di testa.

E’ un’altra squadra con Koné, rientrato ieri e subito protagonista (lascerà il posto a El Shaarawy dopo un quarto d’ora della ripresa), con Wesley, che ha saltato la fase calda e la sua assenza ha coinciso con la crisi di risultati. Con Soulé, che non è ancora al top, ma è importante che ci sia. Gasperini regala un po’ di riposo a Matias e inserisce Dybala, che va a fare coppia con Malen là davanti (dietro, entra Ghilardi per Mancini). Ecco, c’è anche Paulo per questo finale pieno di speranza. In fondo, meglio tardi che mai. Non c’è spazio per Angeliño e per Venturino. Ma questo è tutto un altro discorso, che si lega al futuro. Se ne riparlerà. E’ presto.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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