Il suo sorriso è come se fosse macchiato da una zona d’ombra, la sua voce come se avesse rintocchi misteriosamente fuori frequenza. Forse per questo Bojan Krkic avanza nella vita trascinando dietro di sé coriandoli di fragilità infinitamente pesanti. Eppure la sua storia di ventunenne dalle stimmate di fuoriclasse — a lungo coccolato da un Barcellona di fenomeni — è solo un susseguirsi di primati che punteggiano un curriculum da veterano. Il più giovane ad aver esordito e segnato nella Liga 2007, il più giovane ad aver fatto la prima apparizione in Champions League 2007, il più giovane ad aver mai ricevuto una convocazione nella Nazionale spagnola 2008. In linea teorica, potrebbe bastare questo per blindare la crescita di un prototipo di campione. Ma chi può dire di conoscere la mente? Chi potrebbe avventurarsi in sentenze psicologiche?
Lui e il derby D’altronde, lui in qualche modo se ne intende. A Barcellona infatti, dai 13 ai 15 anni, due stracittadine con l’Espanyol gli cambiano la vita. 8 maggio 2004, categoria “Infantil A”: nell’ultima giornata di campionato, giocata in casa dell’Espanyol a Sant Adrià, Bojan realizzò una doppietta, ribaltando il vantaggio iniziale biancazzurro. La rete decisiva la 85ª stagionale, segnata all’ultimo minuto, consentì al Barcellona di vincere la “Division de Honor Infantil” proprio ai danni della rivale cittadina. Non basta. 23 aprile 2006, categoria Juvenil A: il Barça avrebbe dovuto vincere al Camp del Centenari di Badalona nell’ultima giornata di campionato per rendere inutile il successo dell’Espanyol contro il Cornellà 1-0. Bojan entrò in campo nella ripresa coi “blaugrana” in svantaggio di un gol e, al 95′, realizzò la rete della vittoria laureandosi così campione della “División de Honor Juvenil” sempre ai danni dell’Espanyol. Storie vecchie, naturalmente, costruite su altre età, altre dimensioni, altro tipo di calcio. Ma recitato tutto il rosario delle differenze, una sensazione di fondo sembra restare a galleggiare nell’aria: se fossimo nei panni della Lazio cominceremmo a preoccuparci.
GAZZETTA DELLO SPORT – M. CECCHINI