CONTINUO Il quale, dopo le vacanze in famiglia, è pronto ad occupare di nuovo il suo posto a centrocampo: le ferie per lui sono state più lunghe rispetto agli altri, avendo saltato l’ultima partita del 2014 per squalifica, ed è stato anche un bene, visto che raramente in passato prima della sosta Pjanic aveva giocato così tanto: lo scorso anno 15 presenze, come in questa stagione, e il primo stop (ironia della sorte) proprio per squalifica contro il Milan. La stagione precedente, con Zeman, aveva saltato 5 partite, con Luis Enrique 3, nell’ultimo anno in Ligue 1 era andato in panchina senza entrare un paio di volte. La continuità con cui ha giocato quest’anno è segno di una maturità mai avuta prima, nelle prestazioni e nel fisico, visto che mai come ora Pjanic si allena senza problemi.
IL MODULO La sua importanza e la sua duttilità poi ne fanno un giocatore chiave per Garcia che, proprio in base alle sue caratteristiche, spesso cambia modulo. Dall’inizio o a partita in corso, quando la Roma si schiera col 4-2-3-1 lui diventa il trequartista alle spalle della punta e si trova a giocare nel ruolo in cui è cresciuto e che più ama. L’interno di centrocampo lo fa più per necessità, mettersi dietro la punta è la cosa che gli permette di esprimere meglio le sue qualità. «Ma io — ha detto qualche tempo fa — mi metto sempre a disposizione perché sono convinto che giocare qualche metro più avanti o più indietro non faccia poi tanta differenza».
RE DEI PASSAGGI La differenza la fanno, invece, i calci piazzati. Il «boss», come lui stesso ha definito Totti, gli dà volentieri l’occasione di calciare le punizioni e Miralem è diventato il calciatore con la percentuale più alta di realizzazioni negli ultimi 3 anni: 13% contro il 12% di Pirlo. Una statistica che a Pjanic ha fatto piacere scoprire, lui che tutti giorni dedica almeno una ventina di minuti ai tiri da lontano. Per quelli da vicino non ne ha bisogno: con 1.012 è il primo giocatore della Serie A per passaggi riusciti. Il secondo è Marchisio con 938, 74 in meno del bosniaco.
La Gazzetta dello Sport – C. Zucchelli
