
La Stampa (G.Buccheri) – Sfilano, compatti, come se fossero in parata. Poi, passamontagna in testa, gli assalti. Il derby di Roma è diventato il derby di frontiera: laziali, ma anche polacchi, bulgari, greci ed hooligans insieme contro le forze di polizia e il nemico comune. Il salto di qualità è in campo da tempo, lunedì pomeriggio se ne è avuta la riprova più importante, tanto da far scattare l’allarme per il futuro. «La partita fra Roma e Lazio si dovrà giocare sempre a mezzogiorno…», così dal Viminale dove, per mezzogiorno, si intende la finestra televisiva delle 12 e 30 alla domenica.
I giocatori cattivi esempi – Al Viminale hanno storto la bocca anche per come la partita è stata vissuta dai protagonisti in campo. Come mai tutte quelle provocazioni al fischio finale e con lo stadio ancora pieno? Perché sfogare la gioia per una vittoria alzando il dito medio verso la curva avversaria o mimando le azioni dei gol a gara ampiamente finita e dopo essere rientrati dagli spogliatoi? I responsabili dell’ordine pubblico, da sempre, in situazioni ambientali delicate chiedono il massimo della collaborazione alle società. Il dito medio alzato da Daniele De Rossi, o il botta e risposta al veleno fra i due allenatori Garcia e Pioli sono finiti sotto la lente di ingrandimento della procura federale della Figc, ma là sono rimasti.
«I club non collaborano» – Sull’ennesimo pomeriggio alla rovescia dell’Olimpico si è espresso anche il capo della polizia Pansa che si è soffermato sul fatto che «…non tutti i club collaborano: a parole sì, ma nei fatti no…». Black bloc del tifo, in divisa da combattimento e con la mano tesa. Roma Nord si è persa dietro ad una sfida che ha acceso fuochi e cariche e che, adesso, rischia di non poter tornare mai alla normalità. «Dopo la fine del campionato faremo il punto per preparare la nuova stagione», così il ministro degli Interni Alfano.