LA CLAUSOLA C’É E in effetti si viene a sapere che una richiesta di Lotito c’è stata, come da Codice, e che, ecco la stranezza, ha già avuto una risposta positiva (in 24 ore!) sull’asse parere della commissione consultiva (di cui fanno parte tutte le componenti)-decisione del presidente, che però sarebbe dovuta arrivare dopo una ratifica del Consiglio federale. É probabile che Tavecchio abbia dunque presentato istintivamente come scontata l’autorizzazione a un diritto di autodifesa nei confronti delle accuse formulate da un terzo fuori dal sistema sportivo, anche se Iodice — come abbiamo visto — non ha mai sporto denuncia o esposto.
«LO DENUNCIO SUBITO» Il clamore della vicenda viene moltiplicato dalla collezione di precedenti degli ultimi mesi. Arbitri picchiati che aspettano da mesi o i protagonisti della guerra in Lega Pro che attendono da dicembre. E l’amministratore delegato della Juventus, Beppe Marotta, che aveva chiesto l’autorizzazione (negata) a sporgere querela dopo una irriguardosa frase dello stesso Lotito nei suoi confronti? Non a caso, ieri il dirigente bianconero ha commentato così le parole di Tavecchio: «Bene, allora vado subito a denunciare Lotito».
NIENTE VETI E ovviamente la vicenda clausola compromissoria, con la deroga concessa a tempo di record a Lotito, rimbalza sul nuovo scenario disegnato dall’incontro di Tavecchio con Delrio e Malagò, che ha portato la delega delle riforme in mano al presidente federale. Che ieri — a proposito della commissione riforme che dovrebbe finalmente arrivare alla fumata bianca del nuovo format dei campionati — ha ribadito che ogni componente ha una sua autonomia. Insomma, i club di serie A hanno tutto il diritto di scegliere Claudio Lotito. E «non c’è un veto di Delrio e di Malagò per nessuno», parole di Tavecchio. Ma al di là di veti e clausole, quanto è ancora ingombrante il potere di Lotito in Federcalcio?
La Gazzetta dello Sport – A. Catapano/V. Piccioni
