Corriere della Sera (U. Trani) – Si ricomincia da 10. Sono le reti segnate dalla Roma in dieci giornate di campionato, media bassissima, appena una a partita (la stessa pure in Europa League: 3 gol in tre match). C’è da chiedersi come Gasperini sia riuscito a salire così in alto, ad essere secondo insieme con l’Inter e il Milan e a un punto dal Napoli capolista. La risposta più semplice: Svilar ha fatto la differenza. Fine. La miglior difesa, grazie alle prodezze del portiere, si sostituisce all’attacco che non è nemmeno da metà classifica. Giochista, sì. Ma giochista di prestigio.
Gian Piero ora è chiamato ad andare oltre, avendo perso Dybala e chissà fino a quando e dovendo aspettare il post sosta per sapere se potrà riavere Ferguson, il centravanti di scorta ancora a digiuno nelle tredici gare ufficiali. Dovrà insomma inventarsi qualcosa per dare un senso al suo lavoro quotidiano che sta diventando riconoscibile nelle prestazioni della Roma.Le chance devono trasformarsi in reti. A pensarci sono chiamati i soliti noti: Soulé, il miglior marcatore con 3 reti, Dovbyk fermo a 2 e gli altri che hanno garantito il minimo cioè Wesley, Hermoso, Cristante e Pellegrini (in coppa altri due difensori, a segno Ndicka e Mancini).
Oltre a Dybala, ha usato Soulé, Pellegrini, Baldanzi, Bailey e Dovbyk. Con questi 5 dovrà affrontare le prossime due gare, giovedì a Glasgow contro i Rangers e domenica all’Olimpico contro l’Udinese. A loro si aggiungerà proprio El Shaarawy. L’unico centravanti è Dovbyk, ma non è detto che le giocherà entrambe. A proposito: lui, Baldanzi e Pellegrini dovevano partire la scorsa estate. Adesso devono aiutare questa Roma sterile. Ma il rendimento dei singoli deve lievitare. La Roma gioca. E tira. Tira male, però.