La Roma annichilisce la Fiorentina e adesso vede la Juventus a un solo punto di distanza. Grande prova di Malen e di Pisilli con un gol e un assist.
Corriere dello Sport (G.Marota) – L’Aida di Gasp, che da quando allena la Roma come Verdi ha saputo cantare l’amore passionale e le sue dolorose contraddizioni, è stata un’opera in quattro atti – 4 come i gol rifilati alla Fiorentina – capace di cancellare dal programma del teatro Olimpico la Traviata di Vanoli, ieri alla guida di una squadra smarrita e fragile.
Sarà stato l’odore acre della paura altrui che da Torino (sponda Juve) è arrivato fin qui, oppure quel senso di rilassatezza che deve aver pervaso la Viola in seguito al ko di ieri della Cremonese. Chissà, magari in qualche modo avrà inciso pure il languorino di una Champions che è tornata a stuzzicare i palati dei romanisti – la Signora quarta e fermata dal Verona adesso è a +1 – dopo la crisi di risultati di marzo e quella societaria di aprile. Uno di questi elementi, o forse il mix di tutto ciò, ha reso la Lupa famelica. Tre gol nel primo tempo, uno nella ripresa, con un solo pericolo corso: il palo colpito da Braschi a inizio ripresa.La Roma che in cinque minuti ha cancellato la Fiorentina dal campo è figlia della genialità del fenomeno Malen (due gol ispirati e due traverse), della sagacia tattica del ritrovato Koné, di Wesley che non smette di avere l’argento vivo addosso, delle letture di una difesa tornata superba e sempre incisiva in zona gol e di tanti altri piccoli ingranaggi tornati a girare alla perfezione.
L’uno a zero di Mancini di testa ha aperto le danze, il 2-0 di Wesley ha chiuso il conto già al 17’, il tris di Hermoso è stato la ciliegina sulla torta e il poker di Pisilli nella ripresa, su assist di “trivela” di Donny, si è trasformato nella sublimazione di un dominio incontrastato. Alla fine del primo tempo i 61mila dell’Olimpico hanno visto i propri beniamini tirare di più (7 a 1), tenere maggiormente il pallone (63% di possesso a 37%), completare positivamente il doppio dei passaggi (300 a 150) e a fine gara hanno potuto contare 130 ingressi nell’area avversaria e un incredibile 75% di duelli vinti.
Gasp è partito con Pisilli sulla trequarti, ma gli sono bastati cinque minuti per capire che il modo migliore per dominare il vertice basso del 4-1-4-1 altrui, cioè Fagioli, fosse quello di sovrastarlo in fisicità: così il ragazzo cresciuto a Trigoria si è subito scambiato di posto con Cristante, che ha “rotto” le linee di Vanoli come meglio non avrebbe potuto. La Roma ha colpito sfruttando il pressing, la riconquista alta e la scarsa vena offensiva di una Fiorentina troppo arrendevole.
Le assenze di Kean e Piccoli hanno certamente inciso, però non possono essere un alibi. O almeno non del tutto: gli ospiti non hanno peccato di precisione sotto porta, bensì di creatività. E se il debuttante Braschi, 19 anni, ha creato l’unico pericolo nei 90 minuti qualcosa vorrà pur dire. Chissà perché bisogna sempre affidarsi a soluzioni fantasiose, come l’irriconoscibile islandese Gudmundsson falso nove accanto a un inglese (Harrison) altrettanto spaesato, anziché puntare con decisione sul made in Italy. La domanda resta aperta e interroga l’intero sistema.
Vanoli ha tre match tosti all’orizzonte – Genoa, Juve e Atalanta – ma gli basta un pareggio per brindare alla salvezza. Se è rimasto a +9 dalla Cremonese deve ringraziare la Lazio di Sarri. La Roma quel punticino dovrà farlo in più alla Juve negli ultimi 270’ del campionato (Parma, Lazio e Verona), cercando pure di tenere a debita distanza il Como (ora a -2) per salvare eventualmente il posto in Europa League se l’esito della Coppa Italia, con una vittoria biancoceleste, dovesse spedire la sesta in Conference.