Il Messaggero (S. Carina) – Barba di un paio di giorni, zip della felpa tirata in basso, capelli scompigliati, sguardo tutto sommato soddisfatto ma stanco. Se non l’avessimo visto in panchina prima e in tributa dopo, a seguito dell’espulsione di massa, Mourinho nel postgara poteva esser scambiato tranquillamente per uno dei 22 in campo. Strano a dirsi ma anche per uno come lui quella con il Napoli era una partita speciale. Soprattutto da non perdere. Perché l’entusiasmo che lo ha accolto e l’adesione identica ad ogni sua decisione (l’ultima quella di mandare in tribuna Kumbulla, Reynolds, Mayoral, Diawara e Mayoral) rischiava di subire un contraccolpo se dopo i ko con Verona, Lazio e Juventus, sommati alla figuraccia in Norvegia, si fosse aggiunto uno stop col Napoli del caro nemico “Spallettone”.
Non è successo, soprattutto per merito di una buona Roma che promuove a pieni voti: “Nessuno va a casa felice ma alla fine il risultato è giusto. Mi è piaciuta la partita, una gara di alto livello, fisica, tattica, tecnica. Sono stanco anche io. Abbiamo avuto delle opportunità per vincere. Potevamo vincere noi 1-0, potevano farlo loro, alla fine è uscito questo 0-0 di grande qualità, non come quelli di 20 anni fa. Il Napoli però al top, noi invece arrivavamo da una sconfitta a Torino e dal disastro di Bodo, per questo anche a livello emozionale abbiamo fatto bene. Quando si fa una cagata grossa come la nostra, la partita successivo dal punto di vista emotivo è difficile e il peso è diverso”.