
Anzi i consiglieri sono pronti a votare una delibera che annulli quella precedente di Marino, come richiesto dagli attivisti che martedì erano in piazza, snobbati da Raggi. La sindaca continua a non proferire parola e lascia ancora una volta che sia Grillo a prendersi la scena e la gestione delle grane più insidiose per la città. Questa volta il comico si è anche dovuto fermare più del solito nella Capitale e sono già tre giorni che è qui a fare la spola tra il Campidoglio e il suo amato quartier generale, all’Hotel Forum con vista Fori Imperiali. Non solo. Grillo è inusualmente ben disposto verso telecamere e taccuini. Non ha mai parlato cosi tanto e cosi tante volte, poche battute e molte dichiarazioni concrete, certo sempre a suo modo, capaci di creare scompiglio o confusione tra i 5 Stelle, capovolgendo le prospettive su cui stavano lavorando finora. Lo stadio si fa, non si fa, si fa altrove. Tutto cambia nel volgere di qualche ora. Il moloch romano schiaccia nella loro indecisione i 5 Stelle, alle prese con un’opera che è una grande vetrina mediatica ma che potrebbe vedere la luce quando Raggi non sarà più sindaco. Sono tanti i calcoli da fare e Roma mette i grillini di fronte alla loro mutazione governativa. «E’ finita l’epoca dei meet up e dell’uno vale uno – ha sancito Grillo ai consiglieri – ora governiamo Roma, le decisioni le prendono i portavoce». La Capitale rende l’utopia la più comune delle realtà, fatta di casse vuote e delle stesse ricette di sempre. Grillo ha dovuto registrare un video sul terrazzo del suo hotel per chiedere «una legislazione privilegiata su Roma» e «più soldi dallo Stato». A 7 mesi dalla vittoria assomiglia alla certificazione del fallimento di un sogno e del mito della diversità. I rivoluzionari alla fine diventano sempre i più realisti.