In certe nazioni si festeggiano persino le retrocessioni, se la squadra ha fatto tutto quello che poteva: ammettiamo che possa anche essere un’esagerazione. In altre nazioni si festeggia quando si vince ed è un’esplosione di gioia: ammettiamo che sia normale. In una nazione diventano fattore di rischio non soltanto le partite ma anche i festeggiamenti: ammettiamo che questa nazione è l’Italia. La finale di Coppa tra Juventus e Napoli, domani sera, allo stadio Olimpico di Roma, ha fatto scattare l’allarme nella Capitale. Sono in arrivo 30 mila tifosi da Napoli, molti meno da Torino ma la Juve ha tantissimi sostenitori a Roma e in zone vicine. Si teme di tutto: ultrà della Roma e/o della Lazio contro i «nemici»;ultrà di tutti i tipi contro le forze dell’ordine; agguati ai pullman di tifosi in avvicinamento allo stadio o quando se ne andranno a tardissima ora; «cani sciolti» che arriveranno all’Olimpico per conto loro; tifosi senza biglietto che non hanno rinunciato alla trasferta.
Ma c’è preoccupazione anche a Torino perché è probabilissimo che domani il Torino venga promosso in serie A e la gara decisiva contro il Modena si giocherà alle 12.30 nel capoluogo piemontese. La festa della promozione granata potrebbe così mescolarsi con quella degli juventini se i bianconeri, dopo il campionato, dovessero conquistare anche la Coppa Italia. E il Granata Point è stato distrutto da violenti travestiti da tifosi proprio in occasione della festa scudetto in centro. P.s.: la finale di Coppa del re di Spagna, tra Barcellona e Athletic Bilbao, si giocherà a Madrid. Catalani contro baschi in casa castigliana. Nessuno ha proclamato l’allarme nazionale.
Corriere della Sera – Luca Valdiserri