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Gasperini, l’Atalanta nel destino: una storia d’amore e successo

Gasperini, l’Atalanta nel destino: una storia d’amore e successo

Gasperini ritrova l’Atalanta tra vecchi ricordi e nuove tensioni, con la Roma che insegue la Champions da 7 anni.

Gian Piero Gasperini e l’Atalanta si rivedranno sabato. Sulla loro storia, durata nove anni, alla vigilia dell’andata si è depositato uno strato di malinconia: il tecnico, che aveva prospettato ad Antonio Percassi una passerella comune sotto la curva che poi non c’è stata, è stato quasi ignorato. Anche sugli striscioni non c’è stata unanimità. E ha perso con polemiche (sue). Mai tornare dove si è stati felici, recita un detto, ma nel calcio delle carriere giramondo è quasi impossibile.

Al di là dell’ultimo incontro, restano nella memoria di una città-squadra le evidenze di un amore gratificante durato quanto un’era geologica. Gasperini ha tolto l’ansia del vivere per la salvezza, ha abituato ai lussi dell’Europa, con la Champions che, invece di una conquista, sembrava diventata una routine, quasi da guardare di traverso un’eventuale coppa inferiore.

L’ascesa europea dell’Atalanta di Gasperini

L’Atalanta gasperiniana resterà per sempre sugli almanacchi per la vittoria dell’Europa League, 25 anni dopo l’ultimo marchio italiano. Ma alloggerà pure nei manuali tattici per lo stile aggressivo e nelle dispense di gestione economico- sportiva per la quantità di plusvalenze, poi reinvestite nelle strutture per diventare una società di riferimento.

Gian Piero, tuttavia, non se la sta passando bene a Roma. Da allenatore della rivoluzione è diventato quello della sopportazione (difficile) dell’ambiente e verso l’ambiente e, proprio contro la Dea, portata in Europa in 8 delle sue 9 stagioni bergamasche, si gioca una fetta delle ambizioni internazionali di un club che insegue la Champions League da 7 anni.

A Bergamo aveva vinto, entusiasmato e anche litigato con giocatori, dirigenti, giornalisti. Nel leggere le ultime vicende in casa giallorossa, dalla provincia lombarda sentenzieranno quindi che la persona non è cambiata. Ma le vampate di tante emozioni che aveva procurato restano come tatuaggi nella memoria.

Oltre all’euro-trofeo, anche i quattro campionati conclusi al terzo posto. I nerazzurri di Gasp hanno vinto 228 partite su 439, hanno fatto esultare per 855 gol, mentre quelli subiti sono 338 in meno. Ha provocato gli “ooh” di meraviglia da parte dei docenti di calcio mondiale, da Pep Guardiola a Jürgen Klopp, con il suo Liverpool battuto due volte ad Anfield, senza tralasciare quello Xabi Alonso che portò il Leverkusen imbattuto alla finale di Dublino. Uscì con le ossa rotte da un 3-0 illuminante.

Tutto, però, prima o poi finisce. Ivan Juric ha fallito, Raffaele Palladino è stato suo “dipendente” ma non ne è una copia. Anche a Trigoria hanno provato a trasformare un gruppo diverso in un insieme gasperiniano, però la fusione tarda per differenza di materia prima, più altri inconvenienti.

LA GAZZETTA DELLO SPORT (Pierfrancesco Archetti)

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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