
Clara Lafuente nel suo studio conserva anche i vari pareri, il Piano regolatore del Comune che inserisce l’edificio nella Carta della Qualità e quindi di fatto lo vincola come «opera di rilevante interesse architettonico», la carta con le parole della Soprintendenza Capitolina, che nella Conferenza dei servizi il 18 gennaio aveva espresso «parere favorevole al progetto con la prescrizione di valorizzare anche parzialmente o con la riproposizione in luogo adiacente le tribune, in modo da renderle funzionali ad attività collaterali al nuovo complesso». Ma la soluzione proposta «è impossibile – spiega l’architetto – perché quelle tribune sono inamovibili. Sono strutture in cemento armato con aggetti di 40 metri, impossibili da spostare. Fin da due anni fa c’era stata una diversa proposta: la Roma, che vuole portare i campi di allenamento da Trigoria a Tor di Valle, li può portare benissimo nell’area dell’ippodromo».
Ma quello che più stupisce l’architetto Clara Lafuente è il fatto che «oggi i progettisti si dichiarino stupefatti di questo vincolo annunciato dalla Soprintendenza statale quando fin dal 2014 e proprio con la raccolta di firme avevamo parlato proprio di tutele sulle tribune». Quindi il nuovo vincolo lei se l’aspettava? «Me lo auguravo – risponde -. E visto che c’era già quello della Carta della Qualità mi stupivo che non si fossero già mossi. Ma se fosse possibile vorrei fare una proposta...». Quale? «Sia nel caso che venga realizzato lo stadio in località Tor di Valle, sia che si decida diversamente – dice– facciamo un concorso internazionale di idee per il riutilizzo delle tribune che oggi, lo so, si trovano in uno stato di forte degrado. Infatti sono stati aggiunti dei volumi nel corso degli anni. E anche il discorso che è stato fatto sull’amianto riguarda le superfetazioni, non il progetto originale che andrebbe invece rivalorizzato».