
Complimenti sì, ma pure un avviso in vista di giovedì: «Se qualcuno pensa che abbiamo già passato il turno in Europa si sbaglia di grosso». Spalletti, si sa, è un perfezionista e non lascia nulla al caso. Neppure una gara vinta 4-0 in trasferta lo ha soddisfatto del tutto e per spiegarlo si produce in una risposta lunga cinque minuti. «Dobbiamo migliorare in quei 4-5 secondi in cui riconquistiamo palla e renderla subito giocabile – dice in sintesi – noi invece lì la perdevamo e sono tutti metri di fatica in più. Non sono avvelenato o nervoso, semplicemente sono uno che vuole sfruttare le qualità della propria squadra fino in fondo». Del suo approccio «maniacale» alla professione ne sanno qualcosa gli agronomi che curano i campi di Trigoria: Luciano gli sta incollato come nessun suo predecessore e ha chiesto di sistemare l’erba del campo B. Non è quello dove si è infortunato Florenzi, che Spalletti invoca come esempio da cui trarre forza: «In questa vicenda ci ha consegnato un pezzetto di sé stesso, siamo tutti un po’ Florenzi. Se ce lo permettono, col Torino scendiamo in campo con Flo-Szczesny, Flo-Peres, Flo-Emerson, Flo-Fazio, Flo-Spalletti».
Non si intrufola nella diatriba Sarri-De Laurentiis, anche se ammette come il mestiere dell’allenatore sia sempre più difficile: «Ormai è così: uno non ti saluta, uno ti manda affanc…, il presidente ti dice che sbagli formazioni, qualsiasi cosa tu tocchi era meglio l’altro, a volte anche quando vinci. Io in questa posizione spalle al muro non mi trovo comodo». Alla domanda su un possibile futuro alla Juventus, invece, non risponde proprio. E Mihajlovic? A fermare di nuovo l’«odiata» Roma ci pensa eccome. «Sono una squadra fortissima, rispetto all’andata sono cambiati, ma abbiamo tutte le qualità per metterli in difficoltà e veniamo all’Olimpico per fare risultato». Ljajic, Iturbe e Iago Falque hanno la stessa intenzione.